Le risposte dell’Onorevole Gobbi

Il 12 febbraio sono state inviate all’Onorevole Gobbi, alcune domande circa l’operato delle Autorità Regionali Di Protezione (ARP), quelle che nonostante il Ministro neghi, finiscono con buona periodicità sugli organi di stampa locali a causa di decisioni assurde.

Queste le domande:

Con buona regolarità l’operato delle ARP balza agli onori della cronaca, suscitando incredulità da parte dell’opinione pubblica.

A questa affermazione l’Onorevole decide di non rispondere.

Perché, in Ticino, né le ARP né le Preture si allineano alle direttive date dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, al contrario di come già da tempo avviene in altri Cantoni?

A simili domande, formulate in modo particolarmente generico e non comprovate da una specifica documentazione mi è impossibile rispondere. Anche il riferimento sommario ad altri Cantoni (gradirei sapere quali) non aiutano certamente ad affrontare seriamente la situazione particolare di limitati casi che – a differenza di quanto da lei affermato – non sono balzati agli onori della cronaca, ma sono lo specchio di situazioni umane decadute in conflitti famigliari dove a farne le spese sono i più piccoli. Non dobbiamo poi dimenticare che le autorità regionali di protezione si occupano anche del resto dei casi sottoposti al diritto di protezione e non solo ai diritti di visita di famiglie divorziate.

NDR: Il “Mattino Online”, organo di stampa del Partito dell’Onorevole Gobbi, titolava stridulo che il Giudice del Tribunale di Appello (che faceva capo al Dipartimento diretto da Gobbi) ha dichiarato che in caso di PAS il diritto di visita può essere soppresso. Le direttive CEDU (ratificate dalla Svizzera) prevedono che in caso di PAS e mobbing l’affidamento dei minori vada sovvertito, come infatti deciso dal Tribunale Cantonale di Lucerna con una sentenza pubblicata anche sul sito dell’Associazione Genitori Non Affidatari (AGNA) con la quale il ministro Gobbi dice di collaborare in modo costruttivo da anni. Appare evidente che l’onorevole Gobbi non abbia in mano le redini della situazione e preferisce ridicolizzare domande lecite. Accetto in ogni caso che con queste risposte il Ministro voglia sottintendere (neppure troppo) all’impreparazione di chi le ha formulate. Accetto anche che le risposte non lascino trasparire una maggiore preparazione.

Quanto è tollerabile che un’ARP affidi incarichi di approfondimento ad amici dei propri membri?

Qualora dovesse essere il caso non posso che affermare: è deprecabile. Anche qui, sinora, non sono giunte segnalazioni al Dipartimento, cui – ricordo – non compete la vigilanza sull’operato ma funge spesso da porta d’accesso alla Camera di protezione del Tribunale d’appello cantonale.

NDR: anche in questo caso la risposta è elusiva. Al Dipartimento dell’Onorevole Gobbi è stato segnalato un caso palese, reso ancora più grave dal fatto che, nel giustificare la scelta, il membro dell’ARP ha sostenuto (per iscritto) di non avere avuto trascorsi con il titolare dell’approfondimento. Mandato eseguito male, senza il supporto di test diagnostici, comunque preferito ad un altro approfondimento svolto secondo i dettami della medicina e che ha dato responso del tutto divergente dal primo. 

Come si giustifica che – da quanto mi è stato possibile stabilire – le ARP non applichino i regolamenti (segnatamente LTut e RTut) ad esempio quando il Presidente né il suo supplente partecipano alle udienze o quando non trasmettono alle parti tutti i documenti necessari per opporsi alle decisioni prese (tanti, troppi casi) o, ancora, quando per anni non rispondono ai cittadini o li dileggiano?

Non dispongo di elementi che possano comprovare la veridicità degli esempi da lei riportati in questa domanda. In generale, è pacifico che anche le autorità di protezione devono rispettare le leggi e le procedure. Se commettono errori nell’adozione delle decisioni, vi sono i rimedi giuridici; inoltre soggiacciono alla vigilanza della Camera di protezione per il loro comportamento.

NDR: Ho diverse email inviate da cittadini e curatori all’Onorevole Gobbi in cui si denunciano apertamente casi di questa natura. Ciò nonostante il Ministro non dispone di elementi.

Sono sempre di più i curatori e i tutori che dimostrano insofferenza nei confronti dell’operato delle ARP anche (e non solo) a causa di quelle che dichiarano essere decisioni discutibili. Qualche lamentela è arrivata fino a lei?

Che la situazione attuale non sia ottimale è risaputo: il recente messaggio governativo
n. 7026 del 23 dicembre 2014, a cui ho fatto esplicito riferimento rispondendole alcuni giorni fa, pone proprio l’obiettivo di introdurre un’organizzazione che possa migliorare il funzionamento delle autorità di protezione, la qualità delle loro decisioni e degli interventi. La proposta va nel senso di rafforzare la via giudiziaria ancorando le autorità di protezione alle Preture distrettuali, aumentando le risorse a disposizione; ricordo come ora le ARP siano emanazione dei Comuni ticinesi.

NDR: Il messaggio governativo 7026 – che può essere valutato come un buon lavoro nella direzione giusta – ha più di un’area oscura: a pagina 5 si legge, ad esempio, che “Il delegato del Comune deve avere competenze particolari, che permettano di ritenerlo particolarmente idoneo all’assunzione della funzione di membro dell’autorità di protezione si è rinunciato a fissare requisiti specifici”. Insomma, deve avere dei requisiti di idoneità ma non si sa quali.

Le risulta che membri delle ARP (permanenti, delegati e segretari) siano titolari di dossier, ovvero che svolgano anche funzione di tutore e/o curatore?

Non ho mai ricevuto segnalazioni di questo genere.

Al 30 giugno 2014 le ARP 3 e 8 (entrambe di Lugano) avevano più casi – in proporzione – di altre omonime autorità che servono bacini d’utenza più o meno simili (la 1, la 2, la 6 e la 15).

È lapalissiano che nelle aree fortemente urbanizzate il ricorso alle ARP sia più frequente rispetto ad altre zone, e lo era già in passato. La scelta del Gran Consiglio di “professionalizzare” i Presidenti ARP voleva proprio dar seguito ad aumentare la capacità di evasione dei casi e delle domande pendenti, ma il sistema ha i suoi limiti nell’ingranare ed è per questo che abbiamo proposto al Parlamento di adottare la via giudiziaria dal 2018.

NDR: È lapalissiano che “in proporzione” significhi altro. Il messaggio 7026 evidenzia peraltro come il numero di casi delle citate ARP sia anomalo.

Le risulta che alcune ARP tendano ad escludere curatori e tutori che sollevano obiezioni davanti a decisioni e comportamenti delle ARP stesse ritenuti “illegittimi”?

Ogni tanto, e non l’ho mai nascosto, ho ricevuto delle lamentele riguardo alle modalità “operative” delle  ARP ma quella che mi evidenzia nella sua domanda mi giunge del tutto nuova!

NDR: Il Ministro è in possesso di un documento che attesta come un’ARP abbia sostenuto di dovere rimuovere un tutore a causa delle lamentele della persona “accompagnata” dal tutore stesso. Questa persona scrive invece che si trova molto bene con il tutore e che preferirebbe non cambiare. Il tutore è messo in discussione dall’ARP perché ritenuto “scomodo”, si tratta infatti di un tutore ligio al dovere che pretende lo stesso comportamento dall’ARP.

Infine, perché il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni non ha mosso d’ufficio gli organi competenti per fare chiarezza?

Il Dipartimento è oramai da alcuni anni che ha posto tra le sue priorità l’esame del funzionamento delle ARP e la ricerca di una soluzione organizzativa efficace. A conferma di questa mia affermazione la rinvio ai contenuti del messaggio governativo n. 7026 del 23 dicembre 2014 in materia di protezione del minore e dell’adulto che prevede pure delle proposte legislative per la riorganizzazione del settore.

Inoltre, spesso cittadini trovatisi davanti a malfunzionamenti delle ARP si sono rivolti al Dipartimento e ho sempre prontamente segnalato la situazione alla Camera di protezione, la quale ha comunque espresso pareri molto critici sul funzionamento delle ARP, che ricordo sono oggi emanazione dei Comuni, e che col messaggio governativo più volte citato vogliamo correggere.

NDR: La Camera di protezione, il cui operato è serioso e competente, prevede che venga versata una tassa di accesso che poche persone oggigiorno possono permettersi di versare. Se il ministro segnalasse alla Procura gli atteggiamenti poco trasparenti delle ARP, si potrebbe fare un grande passo avanti. 

Otto giorni. Tanto c’è voluto per avere risposte a domande che sono state definite, dal Ministro stesso, “superficiali”.

E mentre scarica responsabilità e fornisce risposte fumose, ci sono anziani separati dopo 50 anni di vita insieme, figli che non sanno nulla dei genitori e bambini strappati alle famiglie. Perché le ARP permettono qualsiasi bassezza, dall’abuso di ufficio alla volontaria infrazione delle leggi che per primi devono rispettare.

Questo è quanto. Ognuno tragga le proprie considerazioni.

Sono disposta a pubblicare le email a cui faccio ampio riferimento in questo post, attendo l’autorizzazione da parte di chi le ha scritte.

 

E intanto Norman Gobbi tace

AGGIORNAMENTO DELL’ 11 FEBBRAIO 2015, ORE 9:45

L’Onorevole Gobbi si è detto disponibile a rispondere ad alcune domande relative alla situazione delle ARP.

Intanto l’ARP 8 la quale, va ricordato, da sola RIDICOLIZZA LE ISTITUZIONI che di norma sono attendibili, coscienziose e serie, CONTINUA A TACERE.

Il prossimo passo: chiedere lo scioglimento delle ARP 8 e 3, presiedute dall’avvocato Clarissa Torricelli

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AGGIORNAMENTO DEL 10 FEBBRAIO 2015, ORE 10:00

L’Onorevole Gobbi ha risposto ad una mia email. Attendo il suo permesso di pubblicarne il contenuto.

Dal fronte delle ARP nessuna presa di posizione. Situazione inaccettabile che non può essere tollerata. Urge interrogazione parlamentare.

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AGGIORNAMENTO DEL 10 FEBBRAIO 2015, ORE 15:00

Niente novità dal Consiglio di Stato. Nessuna novità da parte dell’ARP 8 che, è ovvio, non tace perché superiore ma perché ridicola, come confermano le decine di testimonianze che mi stanno arrivando soprattutto da stamattina…

Chi parla? Non solo cittadini, ma un numero sempre crescente di nauseati.

Rinnovo l’invito sia ai cittadini interessati sia agli esponenti politici: lasciate un commento (non verrà pubblicato se non dietro esplicita richiesta) oppure scrivete all’indirizzo email stoparp.ticino@gmail.com

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Norman Gobbi, il ministro leghista a capo del Dipartimento delle Istituzioni a cui fanno capo le Autorità Regionali di Protezione (ARP) continua a fare silenzio. E con lui tutta la Lega dei Ticinesi che non perde occasione, dalle pagine virtuali e di carta dei propri organi di stampa, di criticare qualsiasi esponente politico degli altri partiti.

Intanto il ministro Gobbi – perfettamente al corrente di parte degli abusi che le ARP compiono – non sa che pesci prendere e non si decide, almeno a quanto risulta fino ad oggi, a fare intervenire la magistratura ticinese per appurare quelli che sembrano palesi casi di (perlomeno) abusi di ufficio.

Ecco un’ennesima lettera a cui né lui né l’ARP (ovviamente sempre la stessa) osano rispondere, calpestando così i diritti minimi garantiti a tutti, tranne a chi finisce nelle loro maglie.

Nel DOCUMENTO ALLEGATO appaiono  il nome dell’avvocatessa Manuela Fertile così come individuato dall’autore dell’allegato stesso, di una testimone (riportata in caratteri rossi), qui definita come “LA TESTIMONE”, un onorevole ticinese del quale viene omesso per il momento il nome e l’AGNA, l’Associazione Genitori Non Affidatari che – stando ad alcune informazioni – avrebbe accolto l’avvocatessa Fertile tra le proprie fila (!!!!). Cosa piuttosto insolita e inspiegabile giacché l’AGNA si schiera al fianco dei genitori non affidatari.

Intanto i responsabili di questi disastri tacciono. Fanno i forti coi deboli.

Intanto sia su Facebook sia su Twitter è nato l’hashtag #STOPARP.

Abusi “made in Ticino”: basta una bugia per rovinare tre vite

Come avevo anticipato qui occorre mettere in evidenza come a Lugano l’ARP 8 sia capace di prendere decisioni ridicole a fronte del nulla. In questo caso “il nulla” è rappresentato dall’avvocato e mediatrice (!) Manuela Fertile che:

– ha costretto due ragazzi a ritirare dei doni davanti alle autorità ticinesi perché timorosa che il padre avesse inviato loro armi e droga;

– scrive nefandezze nei confronti del padre dei minori sapendo che la madre farà leggere loro la lettera CHE QUI SI ALLEGA, aggravando ancora di più lo status di PAS e mobbing genitoriale in cui i minori versano;

– non ha mai incontrato il padre dei minori, assumendosi così il rischio di scrivere profonde inesattezze ma evitando di assumersene le responsabilità.

La lettera è atroce: accusa il padre di avere aggredito verbalmente i figli. Cosa che l’ARP 8 ha accettato senza riserve anche se il padre è stato in grado di produrre testimonianze dirette. Per Clarissa Torricelli, presidente dell’ARP 8 e per il suo braccio destro, dottoressa D’Ottavio del Priore, la fantasiosa versione di un avvocato (mediatore!!) vale più di una testimonianza.

Nello stesso tempo, non paga e incurante delle responsabilità che dovrebbe assumersi, indica il padre quale motivo delle sofferenze psicologiche dei figli. Ragazzi ai quali la madre (e l’entourage famigliare materno) ha raccontato ogni nefandezza sul padre: arrivando a fare credere loro che il genitore sia ricercato sia dalla mafia (alla quale ha fatto qualche torto) sia dall’Interpol.

Ad aggravare la situazione c’è da segnalare l’ennesimo abuso: si accusa il padre di essere una croce anche per la psiche dei figli sapendo che al genitore è negato anche il sacrosanto diritto di avere informazioni circa lo stato di salute dei minori. Una violazione di qualsiasi norma del diritto, probabilmente anche in Paesi molto meno civili della Svizzera. Una sassaiola fatta contro un uomo a cui è negato ogni diritto di difesa. Come classificare tutto ciò?

Anche questi dettagli sono nelle mani dell’ARP 8, autorità che ancora oggi sostiene non ci siano, da parte della madre, intenzioni di screditare la figura paterna agli occhi dei figli.

E cosa fanno le autorità? Non rispondono. Stanno in silenzio e chiedono al padre di inviare richieste scritte che ignorano, sistematicamente, da 5 anni. (!)

E Norman Gobbi, il ministro da cui dipendono le rovinose ARP, sa tutto e tace.

Un muro di gomma, quello costruito dalle ARP, che va smantellato. Con la collaborazione di tutti.

Invito ancora una volta a continuare: mandatemi le vostre testimonianze. Tutto questo deve cambiare.

Gli abusi dell’ARP 8 – Un caso clamoroso

Quello che segue può sembrare un caso accaduto in un regime totalitario. Invece è successo nella civile Lugano, a due passi dall’Italia.

Un padre divorziato, per potere mandare dei regali ai suoi figli, deve accettare che i pacchi vengano consegnati loro davanti alle autorità. Da una parte perché la madre dei minori ha fatto di tutto per evitare la consegna dei pacchi, raccontando ai figli che il padre ha evidentemente raccontato loro una bugia e che non esiste nessun regalo. Dall’altra parte grazie all’intervento dell’avvocato Manuela Fertile, che si pregia di essere una mediatrice la quale, in veste di patrocinante della madre dei minori, sostiene che nei pacchi ci possano essere armi o droga. Cosa ovviamente fuori da ogni contesto logico, come viene ironicamente sottolineato dal curatore che ha assistito allo scambio e di cui SI ALLEGA QUI il rapporto.

Rapporto che evidenzia come sia necessario un riavvicinamento padre – figli, il cui allontanamento è stato voluto dalla madre dei minori, con la collaborazione dell’ARP 8 di Lugano che ha ascoltato solo i racconti della stessa, senza dare al padre occasione di contraddittorio il quale, in ogni caso, non avrebbe avuto nessuno scopo giacché l’ARP 8 ha comunque ignorato tutte le prove, addotte dal padre, utili a confutare le teorie materne. Va ricordato che l’ARP 8 è presieduta dall’avvocato Clarissa Torricelli e, a suo supporto, gode della collaborazione della dottoressa D’Ottavio del Priore. Entrambe queste signore sono finite agli onori della cronaca locale, ognuna per far suo, per i loro atteggiamenti professionali non del tutto trasparenti.

In sintesi il curatore suggerisce all’ARP 8 di ignorare gli accanimenti degli adulti perché è evidente che i minori abbiano bisogno di avere un rapporto sereno con il padre.

Nei giorni seguenti il padre dei minori, aggredito per l’ennesima volta dalla ex moglie (le autorità sono in possesso della trascrizione di un file audio che hanno ignorato) viene ulteriormente attaccato dall’avvocato Fertile (una mediatrice) che sostiene vi sia stato un alterco tra il padre e i minori al telefono: l’avvocato Fertile, nella sua lettera, usa toni inaccettabili (verrà pubblicata su questo blog tra qualche giorno) e, per l’ennesima volta, fa affermazioni pesantissime nei confronti del padre dei minori che non ha mai nemmeno incontrato.

Ad ulteriore riprova della sua estraneità il padre consegna all’ARP 8 un estratto delle telefonate fatte ai figli: la durata delle stesse è prova evidente del fatto che, al contrario di quanto sostiene l’ex moglie, i ragazzi parlano volentieri col padre. Telefonate lunghe, in cui padre e figli si scambiano opinioni in vari ambiti, durante le quali i ragazzi chiedono consigli al padre in merito a scuola, amici e altre faccende tipiche della vita di un adolescente.

Tra le molte cose da porre in evidenza c’è il fatto che, a fronte di un brutto voto ottenuto a scuola, i ragazzi cercano il conforto del genitore. Più in là (anche questo documento verrà pubblicato tra qualche giorno) verrà sostenuto che i ragazzi sono terrorizzati di dire al padre di avere avuto una cattiva valutazione in un compito in classe. Addirittura sono terrorizzati dalle conseguenze: il padre vive a 700 chilometri di distanza.

Da una parte le fandonie inventate dalla madre dei minori, avvalorate da nessuna prova, dall’altra parte una quantità abbondante di prove e il supporto di un curatore, nominato dall’ARP 8 stessa che indicano quanto la signora stia cercando di ottenere un ulteriore isolamento dei figli dalla vita del padre.

Risultato di tutto ciò? Da lì a poco l’ARP 8, come da consuetudine, impedirà al padre di avere rapporti telefonici coi figli.

Giustizia è fatta.

ARP luganesi: continua la linea dell’abuso

Delle ARP, su questo blog, si è ampiamente parlato. Chi volesse approfondire l’argomento degli abusi perpetrati da queste istituzioni che sono una vera vergogna per il Cantone Ticino, può selezionare l’omonima categoria posta sul lato destro di questo post.

Dopo sette anni (sette anni!) di umiliazioni un cittadino ticinese decide di svuotare il sacco, scrivendo al Direttore del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Ticino, onorevole Norman Gobbi, per chiedergli scusa di non essere più disposto a sopportare oltre.

Dal ministro, ovviamente, non ci si attende nessuna risposta perché, dal 1. gennaio 2013, le ARP sono sotto il controllo del diritto civile e non più sotto l’ala di quello amministrativo. Questi abusi, però, continuano da ben prima del 2013 e, a prescindere da ciò: perché il ministro Gobbi non ha avviato un’indagine? Perché non ha segnalato alla Magistratura ticinese che l’ARP 3 e l’ARP 8 (entrambe di Lugano, entrambe presiedute dall’Avvocato Clarissa Torricelli) avrebbero agito più volte al di fuori della liceità?

Qui una copia della comunicazione inviata a Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituizoni. (LINK)

C’è da sottolineare che, la prima reazione attesa non è quella di un netto interessamento al caso specifico, ma una serie di querele sporte alla volta della mia persona.

Vi pisciano in testa e vi dicono che piove

Il titolo, preso in prestito da Marco Travaglio, non vuole essere un’ode alla volgarità ma ben si sposa con quanto sta accadendo in Ticino. Che questo Esecutivo abbia ampiamente dimostrato di essere vergognoso, sembra non solo opinione condivisa bensì opinione ogni giorno più diffusa.

Nessuna unità, nemmeno per salvare il principio di collegialità che, apprezzabile o meno, resta comunque una grande prova di coesione. Niente da fare, i “fab five” si sono prodigati per ostacolarsi a vicenda. Di casi ce ne sono diversi, indimenticabili quello in cui, per tagliare la spesa pubblica, il direttore del DSS Beltraminelli fa i conti in tasca al DECS di Bertoli suggerendogli di rinunciare ad un anno di liceo. Ora uscite di casa, suonate al campanello del vostro vicino, chiedetegli di spegnere il riscaldamento per risparmiare sulle quote condominiali, osservate la risposta e stupitevi del fatto che vi abbia chiuso la porta in faccia. C’è un’aggravante non da poco: anche la SECO è giunta alla conclusione che vi è una correlazione stretta tra formazione e disoccupazione. In un momento storico in cui il comparto della formazione deve proporre soluzioni, Beltraminelli sostiene sia necessario togliergli l’ossigeno.

Non di minore spessore l’episodio dei bimbi ecuadoriani, che ha visto al centro della vicenda ancora una volta Bertoli e l’onorevole Gobbi: mentre il primo, al pari di Penelope, cercava di tessere una tela che aprisse loro le porte della scuola il secondo vestiva i panni di Penelope by night. Del resto, se al Dipartimento delle Istituzioni non interessa nulla dei bambini svizzeri massacrati dalle Autorità Regionali di Protezione, per quale motivo dovrebbe spendersi per due bambini senza fissa dimora, dai tratti meticci e il passaporto spagnolo? Epocale, ancora una volta al centro c’è Bertoli, la richiesta spacciata per irrimediabilmente legittima del “9 febbraio bis”, dimenticando che 70 a 30 non è un pareggio e che quindi non sono previsti né tempi supplementari né rigori.

All’Esecutivo sfugge che “ostacolarsi a vicenda” è un concetto che non esiste: quando il Governo si fa i dispetti, in realtà manca profondamente di rispetto allo Stato, ossia ai cittadini. A peggiorare le cose (e non è per forza di cose detto che ce ne sia un gran bisogno), il Governo esige il rispetto istituzionale. E qui si apre un altro paragrafo che necessiterebbe di lunghi preamboli e che invece vale la pena riassumere così: l’infallibilità papale, ufficializzata nel 1870 (ma nata molto prima) è seriamente messa in discussione proprio in questi anni. Se vacilla una simile costituzione dogmatica che riguarda un Dio che siede ad un piano leggermente superiore a quello dei “fab five”, perché il cittadino dovrebbe dogmatico rispetto a delle istituzioni che fanno di tutto per non meritarlo? E se questo apparisse troppo aulico, distante ed etereo, va ricordato che i moti rivoluzionari della primavera araba (2010) sono il segno che il rispetto istituzionale sta lasciando sempre più il posto ad un rispetto che i cittadini esigono venga guadagnato. E non si creda che il ticinese non protesti o che si limiti a bofonchiare; protesta eccome ma, alle piazze, preferisce l’agorà virtuale del web. Lo stesso utilizzato da Beltraminelli per i suoi proclami: “ticinesi… non è affatto vero che siete più poveri, siete solo irresponsabili nel chiedere aiuti alla cosa pubblica”.

La lista dei dispetti e dei “signo, lui non ha fatto i compiti” è lunghetta. L’ultimo episodio, disdicevole, quello delle liti a Palazzo, laddove ancora una volta a farne le spese sono i cittadini. C’è una crisi di Governo in Ticino, perché l’Esecutivo – benché in carica – ha dimostrato di non sapere (o volere?) lavorare insieme. Se non mancassero una manciata di settimane all’avvicendamento, sarebbe il caso di andare al voto anticipato.

Se questo già non fosse grave, si può ancora tristemente appesantire il carico. Questo Governo non risponde agli atti parlamentari (qui il riferimento alle 40 interrogazioni di Sergio Morisoli di Area Liberale e a chissà quante altre provenienti da altri parlamentari), non esattamente delle insistenti lettere di corteggiatori non ricambiati. Questo Governo si sottrae ad un sistema di controllo che delinea, tratteggia e colora ogni zona democratica del pianeta. Un Governo che appare inerme davanti alla tutela del cittadino, che sembra più impegnato a stuzzicarsi al proprio interno piuttosto che acquistare in credibilità e che si rifiuta di renderne conto al popolo.

E se qualcuno dei lettori ha perso il lavoro e fa fatica a trovarne uno, sappia che questo Governo, così schierato contro i frontalieri, sta gridando senza muovere un dito. Lo dimostrano gli incentivi del pacchetto “Ri-Locc”, il piano per il rilancio dell’occupazione, le cui erogazioni sono diminuite drasticamente con l’aumentare della disoccupazione. Cosa per nulla normale, perché il tasso di disoccupazione in Ticino non sale per via della soppressione di posti di lavoro. Tra il primo trimestre del 2013 e lo stesso periodo del 2014 sono stati creati 4mila posti di lavoro, assegnati per lo più a frontalieri e, nell’economia delle cose, non deve stupire. Se gli incentivi proposti dallo Stato non riescono a scalfire nemmeno un poco la differenza tra lo stipendio di un lavoratore residente e quello di un lavoratore d’Oltreconfine allora, come del resto dimostrato, queste misure sono inefficaci e dimostrano la pochezza di tutto l’impianto che le ha concepite.

Eppure, questo Governo, si dice affranto, preoccupato e addolorato dalla situazione del mercato del lavoro e si spende per garantire, in futuro, di attuare tutte quelle misure che non ha saputo attuare in passato.

Il rilancio dell'occupazione in Ticino
Grafico a cura di Giuditta Mosca / Fonte dati: USTAT

Non vorrei avere turbato qualcuno con il titolo, così fosse me ne scuso sinceramente. Resta il fatto che “vi pisciano in testa e vi dicono che piove”. Perché se un Governo vuole il rispetto dei cittadini, deve rispettarli senza distinzioni.

Articolo pubblicato su TicinoLive il 29 gennaio 2015

Widenius, c’è ancora tanto futuro per MySQL e i suoi derivati

Michael “Monty” Widenius è una delle menti di spicco del software open e, nonostante abbia 52 anni, è idealista quanto un ventenne. Nel 1995, un’era tecnologica fa, si è chinato su MySQL portandolo ad essere – nella sua versione client – il RDBMS (Relational Database Management System) più diffuso al mondo, arrivando ad insidiare giganti della caratura di Microsoft e Oracle. Nel 2008 MySQL AB, azienda fondata da Widenius, è stata acquistata da Sun Microsystems per un miliardo di dollari. Meno di un anno dopo – a causa di divergenze ritenute insanabili – “Monty” ha deciso di prendere un’altra strada. Nel frattempo Sun è stata acquistata da Oracle per la cifra di 7,4 miliardi di dollari; connubio che Widenius ha voluto impedire sollecitando l’antitrust tramite una petizione online. Missione parzialmente riuscita poiché Oracle ha potuto inglobare MySQL ma ha anche promesso che le relative politiche di licensing non sarebbero state riviste prima del 2015. Ai tempi della cessione a Sun Microsystems, fatta nell’esclusivo interesse del suo prodotto, Widenius ha preteso una clausola secondo cui MySQL non sarebbe stata ceduta a diretti concorrenti ma non ha potuto prevedere che uno di questi, Oracle per l’appunto, acquisisse Sun. Ancora oggi Widenius è convinto che il colosso di Larry Ellison voglia smantellare a poco a poco MySQL, togliendogli tutte quelle prerogative che lo rendono attrattivo. Non usa mezzi termini, Widenius, nell’argomentare questo suo punto di vista: «non ho mai voluto credere che MySQL potesse essere acquistato da chi preferisce ucciderlo piuttosto che prendersene cura; il calo di utenti attuale è imputabile a problemi di sicurezza che non vengono prontamente risolti e estensioni enterprise che non sono più distribuite gratuitamente».

Già nel 2009, con la sua uscita dagli effettivi di Sun Microsystems, Widenius si è rimboccato le maniche per dare vita a MariaDB, un fork di MySQL  e, per garantire che resterà sempre un software libero, nel 2012 è stata creata la MariaDB Foundation, di fatto proprietaria del marchio. L’azienda che segue lo sviluppo del RDBMS è la Monty Program AB, diretta dallo stesso Widenius e che, dopo la fusione con SkySQL impiega diversi sviluppatori provenienti da Sun Microsystems e da Oracle. Fusione avvenuta durante il mese di aprile del 2013 e salutata da Widenius con una frase emblematica: «creiamo la prossima generazione di database open source». É logico pensare –  in assenza di conferme – che la fusione è avvenuta anche per garantire il supporto agli utenti e ridurre i tempi di rilascio delle nuove versioni del software.

Widenius ha risposto ad alcune mie domande che meglio aiutano ad inquadrare sia il successo di MySQL sia il rapporto teso con Oracle.

Come ha fatto MySQL a tenere testa, per anni, ai giganti del settore?
“É stato possibile grazie a tre elementi che sono, oltre all’Open Source, un’assistenza aperta a tutti (anche a chi non aveva sottoscritto appositi contratti, nda) e un’organizzazione snella e capace. La cessione a Sun Microsystems è stata fatta proprio nell’ottica di fornire un migliore supporto agli utenti, fondamentale per la crescita di MySQL”.

Nel 2009, poi, l’acquisizione da parte di Oracle scombina i piani…
“Sì e no, perché il fatto che le licenze siano free è sinonimo di continuità. Il discorso può essere diverso per i pacchetti enterprise che, essendo a pagamento, possono subire  le decisioni commerciali assunte da Oracle”.

Una nuova avventura Open Source nel segno della continuità. Come sta andando?
“La MariaDB Foundation da’ ottime garanzie sia per lo sviluppo sia per il supporto del fork. Le cose stanno andando bene tanto è vero che, dopo un investimento di un milione di euro all’anno per tre anni, abbiamo raggiunto il punto di pareggio. Il denaro, che proviene da sponsor e partner, viene investito soprattutto per formare sviluppatori capaci di fare decollare MariaDB”.

Se dopo il 2015 Oracle decidesse di rivoluzionare le politiche di pricing di MySQL, quale potrebbe essere l’impatto su Open Data, Big Data e Cloud?
“Minimo, perché ci sono altre valide alternative a MySQL e anche a MariaDB, progetto su cui ovviamente contiamo molto. Vincerà comunque sempre la formula “free” rispetto alle ridicole politiche attuate da Oracle”.

Il duello a distanza tra Oracle-MySQL e MariaDB (e altri fork) è solo all’inizio. Resta fuori dalla mischia Redmond, solo relativamente nei pensieri di Widenius perché con il proprio RDBMS copre i sistemi operativi proprietari mentre, la sfida vera, si combatte sulle macchine non Microsoft.

E, in termini di opportunità future, c’è da scommettere che un campo di battaglia utile a scrivere le sorti della guerra saranno gli Open Data, tanto preziosi quanto ancora lontani dall’avere uno standard che ne coadiuvi diffusione ed utilizzo: anche in questo caso – almeno sulla carta – l’Open Source parte avvantaggiato e Microsoft sembra destinata ad alzare bandiera bianca. La versione Express di SQL (gratuita) supporta database limitati a 10 GB e un solo gigabyte di RAM per ogni istanza. Misure piuttosto limitate.

Michael Widenius Credit: James Duncan Davidson/O'Reilly Media
Michael Widenius
Credit: James Duncan Davidson/O’Reilly Media

Diritto all’oblio: Google “raccoglie idee” a Roma

Lo scorso mese di maggio, con la “sentenza Gonzalez”, la Corte europea di Giustizia ha stabilito che Google deve rispettare il diritto all’oblio, rimuovendo dal motore di ricerca le informazioni irrilevanti o fuorvianti che riguardano sia le persone fisiche sia quelle giuridiche. Si è aperto un dibattito di natura filosofica che Big G affronta pubblicamente sia sul web sia con dei dibattiti itineranti, uno dei quali si è svolto oggi a Roma sotto l’occhio interessato di Eric Schmidt, presente con la doppia veste di Presidente del Consiglio di Amministrazione di Big G e membro del comitato consultivo che deve trovare una soluzione compatibile con il volere della Corte europea.

Il punto di partenza è affidato ai numeri: delle oltre 90mila richieste di rimozione di informazioni, Google ne ha cassate la metà circa, il che significa che ha approvato l’altra metà delle richieste, scavalcando i diritti di trasparenza e informazione che sono i capisaldi attorno ai quali si snodano tutte le difficoltà che la sentenza comporta. Anche questo fa di tali dibattiti poco più di una strategia di marketing che sottolinea come “Google sia vicina agli europei” e intenda “trovare un equilibrio” che soddisfi le necessità di chi vuole essere informato e quelle di chi vuole essere dimenticato, confinando quindi la questione al paradosso dell’uovo e della gallina. Tra gli oratori l’unico intervento degno di nota è stato quello di Gianni Riotta che ha sottolineato come tale equilibrio sia frutto di un processo e non di un modello decisionale statico. Ciò che non è emerso però è che in quanto processo decisionale non può essere standardizzato e applicato da Google, che assurgendo a giudice monocratico assumerebbe un potere indescrivibile. La rimozione di un link dall’indice di Google deve essere eseguita materialmente dalle stanze di Mountain View ma deve essere autorizzata da norme civili, penali e solo a corredo di queste da un regolamento firmato da Big G in collaborazione con tutte le parti che – così come accade nelle comunità open – partecipano alla creazione di uno standard.

Il diritto all’oblio stride con la libertà di informazione, i diritti e i doveri di stampa: si tratta, di fatto, di strappare alcune pagine dai libri di storia (o di singole storie) o bruciarli del tutto. Non è questione che possa essere affrontata da Google con l’involontaria complicità di una ponziopilatesca Corte di giustizia Europea.

A Lugano c’è un buco in cui spariscono i documenti

Delle ARP luganesi ho già scritto. Ciò che ancora non ho citato è quell’enorme buco che ingoia i documenti importanti. Solo quelli importanti, quelli in base ai quali le autorità ticinesi decidono di impedire ad un genitore di avere rapporti coi figli.

Un padre chiede copia di una perizia psicologica che sarebbe stata effettuata sulla sua persona. Condizionale d’obbligo, perché la perizia non c’è. Eppure l’ARP 8 (in questo caso la dottoressa Daniela D’Ottavio Del Priore) si è basata sulla perizia (che non c’è) per fare patire agonie indicibili a minori e genitore.

Una testimone scrive all’ARP 8 di Lugano narrando fatti di gravità assoluta: in quel caso una ex moglie grida delle assurdità (lesive dei più elementari diritti) all’ex marito, in presenza dei figli. La signora in questione nega tutto, dicendo che un poliziotto ha assistito alla scena e che è pronto a smentire la testimonianza che a Lugano non sono però in grado di esibire. L’aggressione della ex moglie passa quindi inosservata, in virtù della testimonianza inesistente di un poliziotto (!).

E a Lugano stanno a guardare. La domanda (che girerò a giorni tramite la stampa ticinese) all’onorevole Gobbi, a capo del Dipartimento delle Istituzioni a cui fa capo l’ARP 8 è: “non è ora di chiudere quell’enorme buco in cui spariscono i documenti?”