Mese: luglio 2014

A Lugano c’è un buco in cui spariscono i documenti

Delle ARP luganesi ho già scritto. Ciò che ancora non ho citato è quell’enorme buco che ingoia i documenti importanti. Solo quelli importanti, quelli in base ai quali le autorità ticinesi decidono di impedire ad un genitore di avere rapporti coi figli.

Un padre chiede copia di una perizia psicologica che sarebbe stata effettuata sulla sua persona. Condizionale d’obbligo, perché la perizia non c’è. Eppure l’ARP 8 (in questo caso la dottoressa Daniela D’Ottavio Del Priore) si è basata sulla perizia (che non c’è) per fare patire agonie indicibili a minori e genitore.

Una testimone scrive all’ARP 8 di Lugano narrando fatti di gravità assoluta: in quel caso una ex moglie grida delle assurdità (lesive dei più elementari diritti) all’ex marito, in presenza dei figli. La signora in questione nega tutto, dicendo che un poliziotto ha assistito alla scena e che è pronto a smentire la testimonianza che a Lugano non sono però in grado di esibire. L’aggressione della ex moglie passa quindi inosservata, in virtù della testimonianza inesistente di un poliziotto (!).

E a Lugano stanno a guardare. La domanda (che girerò a giorni tramite la stampa ticinese) all’onorevole Gobbi, a capo del Dipartimento delle Istituzioni a cui fa capo l’ARP 8 è: “non è ora di chiudere quell’enorme buco in cui spariscono i documenti?”

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Banche e burocrazia: Renzi è poco chiaro con il popolo italiano

L’Europa non può diventare l’Europa delle burocrazie e delle banche

Lo ha detto il nostro Premier a Bolzano, anche per rispondere alle critiche di Jens Weidman, presidente della Bundesbank.

Va tralasciato, almeno per il momento, il fatto che tutto quanto sostenuto da Renzi è pura retorica e non ha citato un solo modo, neppure uno solo, per fare riprendere all’Italia quell’autostima che sostiene (a ragione) sia andata persa.

Il nocciolo del discorso, invece, ruota attorno alle banche che non sono solo il termometro degli andamenti economici ma sono sia il lato piretico sia quello antipiretico che fanno salire o scendere la febbre.

Un anno fa CONSOB ha regolamentato l’equity crowdfunding, ossia la raccolta di capitale a rischio, limitandolo però alle aziende definite “innovative”. Un’opera incompiuta perché se è vero che altri Paesi si stanno ispirando all’Italia per definire a loro volta le regole che lo regolamentano, è pure vero che non renderlo accessibile a tutte le imprese è (quasi del tutto) inutile.

Il crowdfunding, nelle sue molteplici forme, permette a qualsiasi risparmiatore di partecipare alla creazione di un prodotto o di un servizio, fino ad acquistare quote dell’azienda che lo produce. Relegarlo solo alle aziende “innovative” taglia una gran fetta di potenzialità allo strumento; sono relativamente poche le persone capaci di comprendere la reale portata di un progetto altamente tecnologico. Se il crwodfunding, detto anche “finanziamento dal basso”, fosse esteso a qualsiasi attività (ristoranti, agenzie viaggio, attività commerciali, eccetera) ne gioverebbe l’economia intera.

Quelle meno entusiaste sarebbero le banche, incapaci – almeno sul breve periodo – di affrontare sotto nuova luce l’erogazione del credito privato (nell’ultimo semestre in calo del 3,5% in Italia, dopo altri semestri chiusi con il “segno meno”) sapendo che il richiedente potrebbe rivolgersi altrove ancora prima di sottoporre la propria richiesta ad un istituto di credito.

E’ quindi necessario che Renzi valuti l’ipotesi (necessaria fino ad essere vitale) di allargare le aree di competenza del crowdfunding, perché altrimenti l’Italia resterà feudo delle banche.

Fissare la telecamera e lasciarsi andare a dichiarazioni deboli, facilmente opinabili e fasulle tanto da essere imbarazzanti, non rida’ all’Italia i mezzi per ricostruire quell’ “autostima” che il Premier asserisce essere venuta meno.