Categoria: Abusi sui minori

Ecologia leghista

I fallimenti di Norman Gobbi mettono a rischio tutti. Qui non si tratta di essere filo-leghisti o di non esserlo. Il mondo cambia e il futuro che stiamo preparando sarà una proiezione di come lo immaginiamo, partendo dall’interpretazione che diamo al presente. L’operato di Norman Gobbi è al di sotto delle attese imposte dalla situazione odierna. Lo raccontano i suoi fallimenti nei panni di direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Non sorvoliamo sulle Autorità Regionali di Protezione (ARP), altre istituzioni in cui ognuno fa quello che vuole, al riparo dalle conseguenze

Non è interessante l’apparente legame tra Poli e la criminalità organizzata e non è affatto giusto mischiare la sua militanza leghista con il partito di Via Monte Boglia. Le cose interessanti sono due, la prima più spendibile e che copre una vasta corrente di pensiero. Gobbi deve dimettersi e non c’entrano nulla Beltraminelli e l’EOC, così come non c’entra niente Lisa Bosia Mirra.

Tra l’altro, da qualche parte nel mondo ci sono padri e madri che tutte le sere mettono nelle loro preghiere una signora di cui non sanno il nome e che, in modo illegale e assumendosi un rischio grosso, gli ha riportato un figlio. Dall’altra parte – fino a qualche giorno fa – c’erano dipendenti pubblici che si chiedevano cosa avrebbero fatto del denaro incassato per avere venduto permessi a chi non ha i requisiti per ottenerne uno.

La seconda cosa rilevante è una domanda che nessuno si è fatto (quindi, forse, è una domanda stupida): questi signori che hanno ottenuto un permesso, perché non lo hanno chiesto altrove? I funzionari sono corruttibili ovunque… perché in Svizzera? Cosa volevano fare? Quali piani avevano?

C’è in gioco la sicurezza di tutti. Abbiamo imparato che c’è una nuova forma di terrorismo, meno eclatante di quella che ha colpito Madrid, Londra o New York. Quella di Berlino, quella di Nizza, quella di Parigi, quella secondo cui basta un uomo solo per colpire e lasciare segni meno teatrali ma non meno indelebili.

La politica della chiusura dei confini non impedisce alla criminalità organizzata di muoversi e agire. La prevenzione del crimine si fa con l’intelligence sul territorio, con la tecnologia e con le collaborazioni internazionali. Come si coniuga tutto ciò con la politica restrittiva di Gobbi che non risparmia frecciatine all’Italia? Non è questione di torto o ragione, ma se hai bisogno del tuo vicino di casa molto probabilmente non gli farai notare, con tono a metà tra il perentorio e lo sfottò, che è deficitario nei tuoi confronti. Si chiama diplomazia ed è parte integrante della politica.

La politica che deve proteggervi non è in grado di farlo. E non se ne assume nessuna responsabilità, inanellando un fallimento dietro l’altro, dando peraltro un’immagine distorta del proprio operato, scaricando sugli altri le proprie responsabilità, contando sulla parte meno preparata e più acritica del popolo. Gli istituti e quelle istituzioni che dovrebbero essere un passo avanti nella lotta al crimine, in realtà sono disallineate dalla realtà.

Fallimenti che sono figli delle interpretazioni che i ticinesi danno alle opportunità perse dal ministro: esempio è la fiera di San Provino nel 2015, quando i poliziotti hanno arrestato un uomo e Gobbi è salito subito sul carro del vincitore incensando (e autoincensandosi) le forze dell’ordine. Ecco cosa ha detto in quell’occasione il ministro: “a San Provino non c’è stato solo il salame e la mortadella del Milko Valsangiacomo, ma anche caccia e ladri, con i poliziotti cantonali e comunali che fermano un ladro ricercato anche in Italia!” . L’operazione di polizia però, come ha sottolineato il Corriere del Ticino, si è rivelata un tantino sproporzionata. Il famigerato Arsenio Lupin è un disabile e non un ladro.

Un errore perdonabile, quello degli agenti. Un errore imperdonabile quello di Gobbi il quale, prima di lasciarsi andare in autorevoli e ridicoli proclama, avrebbe dovuto apprezzare la situazione nel suo insieme. Così dovrebbe fare un ministro.

Sorvoliamo sul complesso sistema di intelligence e sicurezza messo in piedi da Norman Gobbi per il recente festival del film di Locarno, un assetto anti-terrorismo che non ha fermato l’unico “ribelle”, un ubriaco.

Sorvoliamo anche sui bambini dell’Ecuador, perché l’argomento – per quanto importante – ce lo lasciamo alle spalle augurando alla famiglia espulsa di avere trovato maggiore fortuna altrove. Non sorvoliamo invece sullo sgambetto che Gobbi ha fatto al suo collega accusandolo di non avere interpellato il governo prima di inviare a Berna la revisione dell’ordinanza radiotelevisiva, salvo poi ritornare su suoi passi  chiedendo scusa per Sms. Atteggiamento non accettabile: accuse pubbliche sui media e scuse private per messaggino. Accusare pubblicamente di essere stato scavalcato, a sua volta scavalcando il normale iter di interazione all’interno del governo, con l’aggravante di avere preso una cantonata, per poi chiedere scusa in sordina.

Non sorvoliamo sulla forzatura della ragione relativa ai permessi B (dimora) e G (frontalieri) negati dall’introduzione della richiesta del casellario giudiziale: ben 64 permessi rifiutati, tuona Gobbi con maestoso orgoglio.

Una bufala, non il numero, quanto il modo in cui viene riportato. Le domande esaminate sono state 40.703, 40.353 delle quali non hanno posto nessun problema (il 99,14%). In 350 casi (0,86%) si è dovuto procedere ad un esame più approfondito che ha portato al respingimento di 64 domande (circa lo 0,16%).

Oggi, dopo avere ululato che “è stato un errore assumere un italiano all’Ufficio permessi” , questa misura puzza di dozzinalità: gli italiani tutti camorristi con precedenti penali (nell’inchiesta non ci sono solo italiani). Un fatto è certo: quei 64 permessi negati non hanno generato 64 posti di lavoro in più per i residenti.

Possiamo però assolvere Gobbi perché lui e la matematica hanno palesato già più di un’incomprensione. Un anno fa, infatti, alcuni militari ticinesi stanziati a Davos per garantire la sicurezza al World Economic Forum (Wef) sono stati pizzicati in possesso di cocaina o positivi all’uso della cannabis. Un caso che ha fatto sorridere il The Guardian, il The Indipendent e la BBC e che Gobbi ha tentato di minimizzare parlando di numeri minimi, di casi isolati. Sono stati controllati 30 militi, 12 dei quali sono stati colti in flagrante. 12 su 30 è il 40%, nulla di cui preoccuparsi. Lo 0,16% dei permessi sono un successo. Esaltare i presunti successi e minimizzare gli insuccessi, questa è la tattica che, ovviamente per quanto riguarda i 12 militi, ha garantito l’uso del pugno duro.

Non sorvoliamo sulle Autorità Regionali di Protezione (ARP), altre istituzioni in cui ognuno fa quello che vuole, al riparo dalle conseguenze che tanto non ci sono perché la magistratura è perfettibile e perché l’organo di vigilanza è forse meno capace delle ARP stesse. Anche in questo caso il ministro fa cadere su altri le responsabilità, in virtù della separazione dei poteri instaurata dal 2013. Gobbi però è stato eletto al Consiglio di Stato nel 2011 e ha evitato di porsi problemi che avrebbero scoperchiato un putiferio, evitando così di tutelare quelle centinaia di cittadini (anche svizzeri da generazioni e quindi “non rigommati” ) la cui vita è stata rovinata dalle ARP.

“Alle Istituzioni decido solo io” (Norman Gobbi)

Non sorvoliamo neppure sulla diatriba con la magistratura, durante la quale Gobbi dice tutto e il contrario di tutto.

C’è un’ultima questione, una sorta di strumento di riflessione in offerta speciale a quei lettori che sono arrivati fino a qui: nel 2011 il Tribunale federale (pagina 23 del rapporto) ha deciso che chi è in grado di pulire la cache del proprio personal computer e non lo fa, è punibile per ciò di illegale che eventualmente ha visto in rete.

La legge è legge, dirà qualcuno, magari gli stessi che si dicono dispiaciuti per le espulsioni degli stranieri che hanno bisogno dell’aiuto dello stato e vengono invece allontananti da coniugi e figli.

Allora dobbiamo considerare l’aggravante secondo cui Norman Gobbi, che si autodefinisce interessato “al contatto con la gente, alla risoluzione di problemi e all’organizzazione ed al coordinamento di attività e nuclei operativi” , pure avendo la preparazione necessaria, non è riuscito a correggere negli anni una falla nel sistema di verifica che mette a rischio tutti. C’è un’altra aggravante, ovvero l’uso imbarazzante delle congiunzioni, ma questo lo scrivo solo per stemperare un po’.

Il Ticino ha bisogno di fermarsi a riflettere e di ripartire.

Gobbi, la smetta di prendersi in giro

Norman Gobbi è stato dal Papa. Bene. Notizia assolutamente insignificante. Anche il peggior uomo del mondo può chiedere un’udienza, perché non Norman Gobbi?

Quello che invece Gobbi non può fare è continuare a mentire a tutti, compreso se stesso.

Se non altro almeno ora siamo tutti certi che l’indipendenza Lega dei Ticinesi-Mattino non è vera. Perché per rispondere alle critiche che gli sono state mosse, il Ministro, ha scelto proprio di rivolgersi alla redazione di Via Monte Boglia.

Nella sua lunga e accorata lettera, il Direttore del DI sostiene che la sua visita in Vaticano sia stata criticata dai suoi avversari politici. Prima bugia. Ne hanno riso in molti, soprattutto persone che con la politica non hanno nulla a che fare.

Sono un uomo buono, ho cuore e sentimenti”, continua Gobbi. E poi via con le statistiche ‘alla leghista’, quelle senza fonte e senza citazione. Che Gobbi abbia la delicatezza che si auto-attribuisce lo si capisce dalla disinvoltura con cui si concede all’aritmetica, sfoderando percentuali e numeri. Le persone sono percentuali, numeri, frazioni e dividendi. Bene. Ne prendiamo atto.

Poi sostiene di essersi speso davanti alle autorità federali per difendere i “casi umani”, ma la stampa cattivona non dà il giusto spazio a queste botte di altruismo.

E qui si comincia a mostrare una certa insofferenza alla correttezza e alla sincerità: la stampa non dà neppure spazio agli strazi che le istituzioni (quelle che Gobbi dirige) infliggono alle famiglie. Non dà spazio al modo in cui una banda di individui senza sensibilità scherniscono anziani, applicano leggi senza logica e si spingono persino a non rispondere per anni ai cittadini.

Un paio di anni fa ho avuto uno scambio di email con Gobbi invitandolo persino a un pubblico dibattito, al quale ovviamente non ha voluto prendere parte.

In compenso, tanto per continuare a mentire, ha sostenuto che lui non potesse fare niente per intervenire nei casi “umanitari” generati dalle istituzioni che dirige perché, nel caso specifico delle Autorità Regionali di Protezione, sono i comuni che le ospitano ad avere pieno potere su queste. Eppure Gobbi sa bene che in uno scambio di email con l’ufficio giuridico del Comune di Lugano è emerso il contrario. Questa è una bugia detta da uno che sa di mentire e se ne frega.

Non c’è bisogno di scomodare il penoso caso dei bambini ecuadoriani, perché ci sono centinaia di cittadini ticinesi la cui vita è stata dilaniata senza motivo. Persino un uomo di 74 anni che ha lottato come un leone per potere vedere un’ultima volta i nipoti, in attesa che le istituzioni rispondessero alle sue richieste. È morto nell’indifferenza generale anche di quell’omone buono che usa la stampa amica per restituire di sé un’immagine completamente discosta da quella reale.

Ma, onorevole Gobbi, con queste sue uscite auto-promozionali, chi vuole prendere in giro? La parte più acritica del suo elettorato non la metterà mai in discussione, quella che non voterebbe per lei neppure sotto tortura non crede a ciò che dice e non sarà un meccanismo autoincensante a farle cambiare idea. Quindi rimane solo una possibilità: lei mente a se stesso.

Lei stesso in passato ha detto di essere sempre aperto allo scambio costruttivo. Però poi al momento giusto si sottrae, declinando ogni invito, e si nasconde dietro alla separazione dei poteri che sì, è vero, è in vigore dal 2013. Ma non c’è traccia del suo impegno antecedente a tale data.

Ora la invito di nuovo, questa volta pubblicamente, ad uno scambio costruttivo aperto al pubblico. Facciamo vedere ai ticinesi quanto è buono e sincero, oppure anche questa volta si limiterà a farmi dare della scema dal Mattino della Domenica, così staccato e distante dal partito in cui milita?

Apparso (senza link) su “Gas, quello che in Ticino non ti dicono” l’11/10/2016

Tre (semplici) domande sulle ARP

Sta facendo scalpore il caso dell’ARP 2 di Mendrisio, riportato da TIO.

In sintesi: una signora posta sotto tutela passa a miglior vita. Il tutore (che a me risulta essere una donna, ma ha di certo ragione TIO) presenta la sua parcella (15mila franchi, ovvero circa 15mila euro) per 4 mesi di prestazione. Questa somma viene prelevata dal conto corrente della defunta, all’insaputa dei famigliari e contro le norme che declinano agli eredi il compito di pagare il tutore. In questo caso l’ARP ha avallato il pagamento, sostituendosi così alla legge e agli eredi.

Al di là della somma che appare spropositata, c’è quindi un pesante strappo alle regole, tant’è che gli eredi si chiedono se ci siano gli estremi per adire le vie legali per “appropriazione indebita”.

L’ARP 2, come sempre fa chi non sa più come nascondersi, si trincera dietro al più retorico, classico e misero “no comment” mentre, essendo pubblica istituzione, dovrebbe prendere posizione e spiegare perché ha dato il benestare al pagamento e perché lo ha fatto in barba alle regole.

Questa storia, in realtà, puzza tanto di incompetenza e poco (se non pochissimo), di volontà di appropriarsi indebitamente di una somma di denaro. Uno dei tanti abusi compiuti dalle ARP che hanno due reazioni principali: l’indignazione di chi ne viene a conoscenza e l’indifferenza del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Chi difende i cittadini da chi dovrebbe difenderli?

Risulta tra l’altro che il tutore (tutrice?) abbia restituito parte della somma, ma non si sa di quale importo si stia parlando e, soprattutto, perché. Se un professionista emette fattura, di norma, lo fa a ragion veduta; emettere sconti o decurtarsi la parcella non è serio: se ha fornito un servizio che legittima la richiesta economica non si capisce perché debba essere disposto ad accontentarsi di meno. Questo punto non è chiaro.

Solito velo pietoso su Norman Gobbi che non ha preso posizione: del resto, dice lui, c’è la separazione dei poteri. Allora i webmaster del Cantone separassero anche le pagine (che non aggiornano da anni) che associano gerarchicamente le ARP come sussidiarie del Dipartimento delle Istituzioni.

La domanda è questa: se le ARP non sanno gestire una faccenda meramente amministrativa, come si può confidare in loro quando sono chiamate a gestire situazioni più complesse come quelle dei diritti genitoriali, spesso rese ancora più caotiche da avvocati ridicoli, genitori patetici e dalle stesse ARP, altamente al di sotto delle più basse aspettative?

L’altra domanda invece è questa: se gli eredi della defunta non avessero sollevato obiezioni, la curatrice avrebbe restituito il denaro?

La terza ed ultima domanda: le ARP, nate per difendere i cittadini, li difendono davvero o abusano della loro posizione pressoché incontrastata da organi di controllo risibili e magistratura inerte e immobile?

Le ARP mietono vittime (e il governo fa spallucce)

Ricevo e pubblico un’accorata e lunga lettera. Vale la pena leggerla perché lascia trasparire la profonda inadeguatezza delle istituzioni coinvolte. Situazione che la politica continua ad ignorare.

C’è un punto in cui l’incompetenza diventa “manifesta volontà di ledere”: questo punto è già stato superato?

Personalmente non approvo alcune delle espressioni usate dall’autore della lettera riportata, così come non sono d’accordo quando l’autore fa riferimento ad interessi economici. Questi mercimoni, per il momento almeno, appartengono ad altri paesi. E questa è una delle profonde differenze che mi lasciano credere che la situazione in Svizzera avrebbe potuto essere raddrizzata se solo ci fosse stata la volontà. Si è ancora in tempo? Bisognerebbe chiederlo alle vittime, perché Gobbi ha già detto di non riconoscere responsabilità del suo dipartimento.

***

“Un Natale tragico quello del 2015 per due madri del Canton Ticino, che si sono viste rubare i loro figli dai malefici funzionari delle ARP. Due casi molto gravi, uno dei quali, quello del neonato tolto dalla madre, ha fatto la UNO dei giornali ticinesi. Finalmente si comincia a parlare di queste istituzioni naziste (o ancora peggio!!) delle ARP, che da decenni riempiono le casse dello Stato con furti di bambini totalmente illegali e abusivi! La soluzione provvisoria discussa in Parlamento permetterà sì, alla madre di potere allattare quotidianamente (visto che inizialmente le ARP le permettevano un diritto di visita di solamente per tre giorni alla settimana, in pieno allattamento!! CRIMINALI!!! ), ma una volta entrate nella vita di un cittadino, queste ARP non lo mollano più! Se avessero voluto veramente aiutare la Signora Poretti, si poteva farlo senza strapparle il figlio di mano! Ormai la dinamica delle loro azioni sono chiare a tutti: l’intenzione era distruttiva! La Svizzera vuole mostrare al Mondo intero la sua perfezione, la sua voglia di aiutare bambini, di combattere contro la pedofilia, di aiutare i profughi, i rifugiati, ecc. I politici svizzeri utilizzano grandi parole come democrazia, Stato di Diritto, Diritti umani, Diritti per i bambini! Ma cosa fanno questi politici per aiutare i propri cittadini ed i propri bambini nel bisogno? Troppo facile dare una bella immagine al Mondo, per poi fare esattamente l’opposto di ciò che si dice! VERGOGNA! Simonetta Sommaruga e Norman Gobbi, quanta ipocrisia! Le ARP stanno togliendo la vita, la forza e la speranza a migliaia di bambini solo in Ticino. Ma tutti tacciono! La bambina di 12 anni che ha subìto gli abusi dal padre è tutt’ora imprigionata in un Foyer del Mendrisiotto, con il solo diritto di una telefonata settimanale con la madre. La bambina ha più volte dichiarato di non volere più vedere il padre che gli ha fatto tanto male, che l’ha umiliata, abusata, traumatizzata. Ma le ARP (Avv. Gabriella Meuli Bianchi & Co) hanno pensato bene di obbligare la bambina a rivedere il padre durante delle visite sorvegliate! Vi rendete conto? E l’inchiesta di presunti abusi, intralciata dalla Commissaria di Lugano (XXXXXX), che fine ha fatto? Fino ad ora non è neppure iniziata e sono passati già tre mesi ormai. Qui in Svizzera si preferisce mettere una bimba in mano ad un pedofilo, piuttosto che condannarlo! Questi sono i fatti! VERGOGNATEVI!!! Adesso è ora che il PP XXXXXX prenda in mano seriamente questo caso, un caso che in ogni Cantone e Paese dovrebbe essere prioritario! Invece NO!!! Il giorno di Natale, questa bambina era rinchiusa nel Foyer, sola con un educatore! Piangeva al telefono con sua madre (è da oltre tre mesi che piange e implora sua madre di farla tornare a casa), ma gli incompetenti dell’ARP godono nel vedere tanta sofferenza. Gente senza cuore, senza dignità, senza principi, senza morale…senza RISPETTO! Dei criminali, che deformano la legge senza che nessuno ha il potere di contrastarli. Il Tribunale d’Appello ormai si sa, collabora in stretto rapporto con le ARP e solo in rarissime occasioni si schiera contro le loro decisioni (vero Giudice XXXXXX? Si vergogni!) Una bambina che ha avuto il coraggio di svuotare il sacco, ormai pieno da troppi anni, e che per farla tacere giusto per difendere un criminale amico della curatrice, le ARP la isolano (peggio che un prigioniero) in un Foyer di Mendrisio! Senza poter vedere i nonni che lei ama, con una sola visita settimanale della madre (distrutta da questa ingiustizia!) Le ARP infrangono le leggi per distruggere bambini e famiglie. Ma se ci pensiamo bene, non è la legge stessa che dà alle ARP tutto questo potere? Chi è l’ARP? Chi li autorizza ad agire in quel modo? E questo non è solo il problema del Canton Ticino, ma di tutti gli altri Cantoni del Paese. È incredibile come in un Paese, dove si parla tanto di LIBERTA DI ESPRESSIONE, pochissimi giornali parlano dei crimini di questa Organizzazione! Ho scritto a quasi tutti i giornali del paese per far conoscere la nostra storia al pubblico, ma nessuno ha osato pubblicarla e parlar male di questi mostri. L’unico coraggioso, un Professore pensionato che gestisce il suo sito (ticinolive.ch).

L’articolo è stato messo online e letto da più di 3000 persone in tre giorni, ma dopo una telefonata accusatoria, il Professore mi ha informato che è meglio togliere l’articolo e che entrambe saremmo stati querelati. E già, quando certe verità disturbano, si devono eliminare certe prove e rendere il popolo ignorante di certe pratiche allucinanti!

Molta gente non sa chi o cosa è l’ARP, ma se facciamo un’analisi approfondita, l’ARP decide ed esegue ma dietro a tutto sto schifo, c’è il Governo, i Politici, l’Amministrazione che lasciano totale libertà a questi incompetenti. Stanno distruggendo il futuro e la vita di migliaia e migliaia di bambini e famiglie, mentre in Governo, Sommaruga and Company si lavano le mani! Tutti noi ormai sappiamo che la responsabilità di queste azioni è dello Stato elvetico. Lassù in Governo, c’è qualcuno che pensa, poi qualcuno che agisce (le ARP) e poi il risultato: Bambini rubati e milioni e milioni di beneficio, ma soprattutto si ha come l’impressione che si voglia indebolire tutta una generazione, per renderla sottomessa al sistema. Persone intelligenti e coscienti hanno sempre disturbato il mondo politico nel corso della storia dell’umanità. E queste persone, il più delle volte, sono state eliminate! Un uomo debole e frustrato è molto più facile da manipolare, mentre un uomo sveglio e forte, che possiede una forte identità, è difficile da manipolare e quindi diventa pericoloso per chi cerca solo di governare e esaudire i suoi desideri di potere e d’egoismo. Ora mi chiedo quanti politici hanno divorziato e dove sono finiti i loro figli? Anch’essi finiti nella trappola dell’ARP? Non penso proprio!! I figli di certi politici o degli amici di questi uomini di potere, non si taccano…sono ultra protetti! Sono loro il futuro di un progetto egocentrico e malvagio dello Stato (vedi dittature che si tramandano da padre in figlio!) Ma chi paga purtroppo sono sempre semplici ed ordinari cittadini. L’ARP sta distruggendo la psiche di milioni di bambini e genitori. Un vero e proprio lavaggio di cervello. Ma a che scopo? Per indebolirli?
L’ ARP ha più volte dimostrato la sua mancanza di conoscenza, mancanza di equilibrio e di professionalità; Un’organizzazione che basa il suo operato sul bene del bambino, dovrebbe agire differentemente. Cercherebbe semplicemente di creare un equilibrio tra le famiglie ed i bambini. Le azioni dell’ARP invece, fino a oggi e in tutti i cantoni svizzeri sono state devastatrici, senza etica e morale: Azioni puramente criminali! Azioni che fruttano introiti incredibili allo Stato ed ai suoi dipendenti. Le ARP devono essere analizzate veramente in profondità. Ci sono leggi che non sono rispettate e malgrado ciò, avvocati e giudici, non fanno nulla per farle rispettare. Dove sono finiti i veri uomini? Uomini, che vedendo tanta ingiustizia e tanta devastazione, non agiscono? Se la Svizzera fosse veramente un paese di libertà, di diritti, di democrazia, perché allora non si ascoltano i pianti di sofferenza di tutti questi bambini che vogliono solamente stare vicino alle loro madri, ai loro amici e vivere nel loro universo che da loro sicurezza e tranquillità? La Svizzera è uno dei paesi al mondo con il più alto numero di suicidi. Un puro caso? Perché non si approfondiscono le cause di tutti questi suicidi? Si ha forse paura di scoprire il male e l’ingiustizia subita da centinaia di migliaia di persone nel passato fino ad oggi? O forse è più facile dire che erano depressi? Questa è una grande vergogna. Oggi le madri devono gridare forte e chiaro: “I bambini sono nostri e non dello Stato!!! Rivogliamo a casa i nostri bambini che ci hanno rubato. Ora basta con questi abusi dello Stato e delle ARP! Per qualsiasi danno sia psicologico che fisico che i nostri figli subiranno, lo Stato sarà il solo responsabile!” “.

Sta morendo e l’ARP se ne frega

Sta morendo e per anni non ha avuto modo di vedere i nipoti. Due anni fa’ è stata sottoposta all’ARP 8 di Pregassona questa faccenda. Come da prassi l’avvocatessa Torricelli e il suo manipolo di fedeli inosservanti delle leggi se ne sono lavati le mani.

Allora è stata interpellata la Camera di Protezione che ha deciso di mantenere il silenzio.

Sono state messe al corrente la Pretura di Lugano e la Procura che hanno deciso di non rispondere.

Velo pietoso va calato sul Dipartimento delle Istituzioni e il DSS. Lo stato attuale di questa vicenda dimostra che Gobbi e Beltraminelli hanno ben altro a cui pensare e che, in virtù della separazione dei poteri, possono avere la coscienza tranquilla.

Il Municipio di Lugano, pure informato, non ha espresso una sola parola. Evidentemente gli ippocastani sono materia assai più stringente.

Un uomo sta morendo e non può vedere i nipoti, perché la madre dei ragazzi “non è obbligata a farlo”, applicando una delle sue innumerevoli leggi “ad personam”. E cosa fanno le istituzioni? Niente. Tacciono.

Pure sottoponendo all’attenzione dell’ARP le sentenze del Tribunale federale e della CEDU che garantiscono ai nonni di avere rapporti con i nipoti, Torricelli & company hanno deciso di tacere, l’unica cosa che gli riesce meglio dell’insultare l’intelligenza delle utenze, facendosi beffe delle norme e applicando un diritto “à la carte”.

Intanto il nonno continua a lottare, sopportando il dolore fisico al quale va sommata l’angoscia del morire senza avere un ultimo contatto con i nipoti. Sopravvive ai profondi momenti di sconforto e continua a sottoporsi a cure mediche che gli danno qualche speranza in più.

La risposta delle autorità arriverà postuma (se mai arriverà) e sarà un insulto alla dignità umana.

Le ARP vanno smantellate e tutte le atrocità che commettono vanno rese pubbliche.

 

 

La lungimiranza di De Maria

Il portale ticinese TicinoLive ha riproposto oggi un’intervista del 7 marzo 2015 a Orlando De Maria, attivo in politica e conoscitore delle ARP.

Non deve stupire che quanto pronosticato dal signor De Maria sia ancora attuale, deve stupire piuttosto che a Bellinzona praticamente nessuno se ne sia reso conto.

Qui l’intervista, buona lettura.

PS: Il Ministro Gobbi se l’è presa con me, dandomi dell’incapace, accusandomi di avere interessi personali e di scagliarmi solo contro l’ARP 8.

Poiché non è importante ciò che si dice ma chi lo dice, aspetto ancora le prove tangibili delle abilità di Gobbi (che da mesi sto cercando di raggiungere al telefono, senza successo). Probabilmente questo significa essere bravi.

Signora Hutter, si accomodi all’uscita

È online la petizione per chiedere alle autorità comunali di rimuovere dalla carica di Presidente dell’ARP 15 di Giubiasco la signora Catherine Hutter Gerosa, ormai tristemente nota per le decisioni che appaiono fuori dal contesto giuridico svizzero e sovranazionale. Ti chiediamo di volerla firmare e di farla firmare ad amici e parenti e di volerla condividere sui tuoi profili sociali (Facebook, Twitter, Google Plus, …)

Per chi invece preferisse firmare con la penna, qui è possibile prelevare una copia del formulario che può essere inviato a

STOPARP, CP 78, 6952 Canobbio

oppure all’indirizzo email

stoparp.ticino@gmail.com

Cosa ci aspettiamo
Sinceramente… nulla. Considerati i presupposti con cui le istituzioni si auto-assolvono è plausibile credere che i destinatari della petizione accamperanno un sacco di scuse al fine di rendere plausibile ciò che è inaccettabile, ovvero la riconferma con tanto di pieno di fiducia della Presidente dell’ARP 15 o, come sono solite fare le istituzioni in difficoltà, verrà data una risposta piccata e saccente, secondo cui i cittadini non hanno diritto di parola (!) o, da ultimo ma non per ultimo, nessuno risponderà, facendo finta che tutto vada bene e che – circolo vizioso pericolosissimo – le istituzioni sono infallibili.

“Occorre creare un senso per avere consenso”

E poi?
Il primo aspetto positivo è la sensibilizzazione. Occorre che un numero crescente di cittadini sappia cosa sono le ARP e cosa fanno. Il senso aiuta a creare consenso.
Il secondo aspetto positivo è che chi vorrà spendersi per confermare la signora Hutter, dovrà spiegare perché. E se i cittadini vorranno, sarà possibile avviare una serie di procedimenti per ridare dignità a chi l’ha persa per mano dello Stato.

Dipende da voi.

Aggiornamento
Mi è stato segnalato più volte che non è stato possibile firmare la petizione: dopo avere compilato il form il sito rimanda ad errori senza contare la nuova firma. Il Gruppo STOPARP Ticino (e non solo) ha scritto ad Activism.com ma, ad oggi, i problemi permangono.

Vi ricordo che potete scaricare il formulario e inviarlo via posta oppure via email.

Grazie per la pazienza.