Tre (semplici) domande sulle ARP

Sta facendo scalpore il caso dell’ARP 2 di Mendrisio, riportato da TIO.

In sintesi: una signora posta sotto tutela passa a miglior vita. Il tutore (che a me risulta essere una donna, ma ha di certo ragione TIO) presenta la sua parcella (15mila franchi, ovvero circa 15mila euro) per 4 mesi di prestazione. Questa somma viene prelevata dal conto corrente della defunta, all’insaputa dei famigliari e contro le norme che declinano agli eredi il compito di pagare il tutore. In questo caso l’ARP ha avallato il pagamento, sostituendosi così alla legge e agli eredi.

Al di là della somma che appare spropositata, c’è quindi un pesante strappo alle regole, tant’è che gli eredi si chiedono se ci siano gli estremi per adire le vie legali per “appropriazione indebita”.

L’ARP 2, come sempre fa chi non sa più come nascondersi, si trincera dietro al più retorico, classico e misero “no comment” mentre, essendo pubblica istituzione, dovrebbe prendere posizione e spiegare perché ha dato il benestare al pagamento e perché lo ha fatto in barba alle regole.

Questa storia, in realtà, puzza tanto di incompetenza e poco (se non pochissimo), di volontà di appropriarsi indebitamente di una somma di denaro. Uno dei tanti abusi compiuti dalle ARP che hanno due reazioni principali: l’indignazione di chi ne viene a conoscenza e l’indifferenza del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Chi difende i cittadini da chi dovrebbe difenderli?

Risulta tra l’altro che il tutore (tutrice?) abbia restituito parte della somma, ma non si sa di quale importo si stia parlando e, soprattutto, perché. Se un professionista emette fattura, di norma, lo fa a ragion veduta; emettere sconti o decurtarsi la parcella non è serio: se ha fornito un servizio che legittima la richiesta economica non si capisce perché debba essere disposto ad accontentarsi di meno. Questo punto non è chiaro.

Solito velo pietoso su Norman Gobbi che non ha preso posizione: del resto, dice lui, c’è la separazione dei poteri. Allora i webmaster del Cantone separassero anche le pagine (che non aggiornano da anni) che associano gerarchicamente le ARP come sussidiarie del Dipartimento delle Istituzioni.

La domanda è questa: se le ARP non sanno gestire una faccenda meramente amministrativa, come si può confidare in loro quando sono chiamate a gestire situazioni più complesse come quelle dei diritti genitoriali, spesso rese ancora più caotiche da avvocati ridicoli, genitori patetici e dalle stesse ARP, altamente al di sotto delle più basse aspettative?

L’altra domanda invece è questa: se gli eredi della defunta non avessero sollevato obiezioni, la curatrice avrebbe restituito il denaro?

La terza ed ultima domanda: le ARP, nate per difendere i cittadini, li difendono davvero o abusano della loro posizione pressoché incontrastata da organi di controllo risibili e magistratura inerte e immobile?

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