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Ticino: gli abusi approvati dal Cantone

Questa è una storia triste e dura. Una storia di abusi perpetrati da istituzioni arroganti e incapaci con il benestare del Dipartimento della Socialità e della Sanità e dell’immancabile Dipartimento delle Istituzioni.

Una storia triste, appunto, triste perché con un fine tutt’altro che lieto e triste perché si sarebbe potuto evitare il peggio, ma per Beltraminelli e per Gobbi la vita di un’intera famiglia è poco importante, non vale neppure il tempo di una telefonata. E se c’è stata, questa telefonata, l’hanno fatta alle persone sbagliate.

La tendenza è quella del mandare la volpe a contare le galline. Se i cittadini lamentano gravi torti subiti dalle Istituzioni, chi ha il potere di risolvere la questione evitando trafile giudiziarie (e, magari, risarcimenti dei danni causati) si accontenta della versione che gli viene resa dalle Istituzioni che hanno sempre ragione, anche quando sbagliano. Peggio: anche quando sbagliano con l’intenzione di sbagliare e di arrecare danno.

Al centro della questione un’intera famiglia, la famiglia Bianchi (ovviamente il nome è di fantasia, scarsa, ma pur sempre di fantasia).

C’è di tutto in questa storia: ci sono autorità abusanti, ci sono impiegati pubblici che sbagliano e, al momento di porre rimedio ai propri errori, accatastano bugie una sull’altra per mantenere salda la sedia. Ci sono autorità che inventano problemi inesistenti e se ne avvalgono per inventarne altri altrettanto inesistenti.

C’è l’uso privato delle forze di polizia, c’è la manipolazione di atti, ci sono atti inventati, altri nascosti e altri palesemente falsi e infondati.

Ci sono diverse registrazioni audio, in una delle quali una persona coinvolta in questi abusi minaccia azioni legali se il suo nome dovesse uscire in tutta questa faccenda. Perché quando bisogna abusare della propria posizione va bene, ma quando si è chiamati a risponderne allora bisogna minacciare.

E poi ci sono loro: Gobbi, che tempo fa mi accusava di essere un’incapace e di non volere il dialogo e poi c’è Beltraminelli. Entrambi conoscono la situazione ed entrambi – a quanto risulta al momento almeno – non hanno mosso un dito.

Ho chiesto ai ministri una loro nota da pubblicare su questo blog, quindi prima di raccontare (a puntate) tutte e schifezze fatte dalle autorità e dalle persone coinvolte, aspetto che il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e il direttore del Dipartimento della Sanità e della Socialità spieghino ai cittadini perché hanno ritenuto necessario non intervenire in nessun modo.

E, c’è da scommetere, i nomi che appariranno saranno noti a molte delle persone che, loro malgrado, hanno avuto a che fare con le istituzioni ticinesi.

Continuate a fare arrivare le vostre segnalazioni, saranno utili a molti. Perché uniti le cose si possono cambiare.

Il ministro esautorato da se stesso

I cittadini ticinesi scendono in campo e fanno sentire la propria voce quando lo Stato gira la faccia dall’altra parte.

Il 10 aprile scorso è stato presentato il gruppo di lavoro “STOP ARP“, un insieme di cittadini che si propone lo scopo di fare ciò che il Dipartimento delle Istituzioni non vuole fare.

Prima di lasciarvi al video della serata, organizzata dall’Onorevole Orlando Del Don, da Orlando De Maria in collaborazione con Remzi Durmishi, va sottolineato che tra i grandi assenti, oltre ai Presidenti delle ARP, spiccava anche il Ministro Gobbi, lo stesso che ad inizio marzo sosteneva che le polemiche vanno sostituite con il dialogo e che, al momento di scendere tra i comuni mortali e dialogare, è andato altrove. Alle frasi senza senso e alle mezze verità del ministro Gobbi siamo abbastanza abituati, quindi la sua assenza non stupisce affatto. Ci vuole coraggio ad assumersi le proprie responsabilità.

Il Ministro Gobbi va rieletto, portato in tribunale, va messo in condizione di porre fine al dissesto delle Istituzioni e poi va rimosso. Potrebbe essere una lezione di trasparente democrazia.

Cinque buoni motivi per votare Gobbi (attenti al loop)

Il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni è stato l’esempio per antonomasia di ciò che un ministro non dovrebbe né fare né essere. Per sommi capi (da dire ci sarebbe molto di più), ecco cinque buoni motivi per riconfermarlo:

1. Ha una visione tutta sua della verità

Come tutti i bugiardi è dotato di ottima fantasia e di scarsa memoria. In questo post sostiene di non essere al corrente di situazioni che invece conosce molto bene e, in quest’altro post, continua imperterrito a coprire le proprie bugie con bugie ancora più grandi. Entrambi questi interventi – che il Ministro ha volutamente riempito di “inesattezze” – si snodano attraverso il solito “non posso farci nulla”, frase che piace tanto a quei politici che fanno disastri e non hanno il coraggio di porre rimedio ai propri errori. Infatti, ad ulteriore dimostrazione che “non può farci nulla” e che ha scarsa memoria, arriviamo al punto due…

2. L’ego smisurato del politico

Finito di cercare di convincere (se stesso) che “non può farci nulla”, il 1. aprile su “Il Corriere del Ticino” il Ministro sostiene di prendere da solo tutte le decisioni. “Alle Istituzioni decido solo io”, dice Gobbi. Vista la data di pubblicazione dell’articolo si tratta certamente di uno scherzo, altrimenti non si spiega perché “non può farci nulla”, una manciata di giorni dopo diventa un’esplosione smisurata dell’ego. O decide solo lui, oppure si piega a situazioni in cui non ha alcun peso politico. Tutto ciò ci rimanda al punto 1, un loop senza fine.

3. Egemonia militarista

Le forze dell’ordine sono la sua vera passione, così come il militare. Quando si tratta di riforme relative alla Polizia è sempre in prima linea ed è in trincea con gli  agenti che compiono arresti rocamboleschi, tanto da vantarsene come se fossero suoi. L’ultima sortita del Ministro è relativa alla Festa di San Provino, sagra di paese che quest’anno – ai primi di marzo – è stata teatro di una caccia all’uomo. Un pericoloso criminale ricercato anche in Italia (!! wow !!) è stato arrestato dagli agenti della polizia cantonale proprio durante la festa paesana: qualche giorno dopo però si è scoperto che il pericoloso criminale null’altro era che una persona inerme e disabile. Tutto vero. Il Ministro, per una volta almeno, ha messo da parte il suo ego e ha chiesto scusa per la gaffe. (Quest’ultima frase invece è falsa).

A lui la divisa piace davvero tanto e ha deciso, nel 2014, di fare vedere al mondo quanto è brava e preparata la Polizia del Cantone Ticino. Durante il World Economic Forum di Davos ha insistito affinché anche gli agenti ticinesi fossero ripresi dalle telecamere di tutto il mondo, inviando un nutrito contingente nei Grigioni, lasciando così terreno libero ai ladruncoli di frontiera che hanno preso d’assalto indisturbati il Cantone. A Coldrerio (località ad una manciata di chilometri dal confine con l’Italia) i topi d’appartamento hanno fatto scorpacciate, mettendo a segno sei furti in due ore.

4. Lo Stato è perfetto

Il 10 aprile dei cittadini hanno deciso di prendere in mano la situazione relativa alle Autorità Regionali di Protezione, perché hanno capito che il Ministro Gobbi non è in grado di impedire che queste istituzioni, ormai allo sbando, smettano di perpetrare torti ai cittadini che dovrebbero servire e proteggere. Il Ministro è stato ovviamente invitato, sarebbe stata per lui l’opportunità di scendere tra la gente, capire cosa va migliorato, e attuare le riforme necessarie. Invece è stato il grande assente della serata; il suo messaggio però è arrivato forte e chiaro a tutti: “a me di voi cittadini, dei vostri figli, dei vostri genitori, dei vostri parenti, dei vostri coniugi… non interessa nulla”. I presenti, infatti, hanno preso appunti per non dimenticarsene. Mai.E si entra in un altro loop: i cittadini chiedono a gran voce, il Ministro ignora dicendo di non potere fare niente.

5. I colpi di coda

Anche lui, a pochi giorni dal voto del 19 aprile, si è reso conto che la situazione non è perfettamente rosea, quindi ha deciso di correre ai ripari. Chiunque chieda un permesso di dimora (“permesso B”) o un permesso da frontaliere (“permesso G”) deve esibire l’estratto del casellario giudiziale. Si tratta, così come spiegato dal Governo ticinese stesso, di un abuso: la legge federale prevede la sola autocertificazione del richiedente il permesso. Quindi, una volta entrata in vigore, questa misura verrà probabilmente abrogata da Berna. Ma i cittadini non lo sanno e pensano che Gobbi sia l’uomo dalle soluzioni d’oro. Non pago, il Ministro si è fatto coinvolgere nella polemica sganciata da Christian Vitta (suo concorrente nella corsa al Consiglio di Stato) che reclama la paternità di tale idea, già formulata anni fa’ e respinta da Gobbi stesso. In realtà una simile proposta era stata formulata da Lorenzo Quadri ancora prima di Vitta e, anche in quel caso, era stata cassata poiché inattuabile. Un altro loop.

Quindi, per concludere: troppo facile distruggere il Ticino, ignorare il furore di popolo e poi andarsene. Gobbi va rieletto, ha il dovere di mettere in ordine il disastro che ha fatto e poi, con iniziativa popolare, va destituito. Bastano 15mila firme.

10 aprile: i ticinesi riprendono in mano le loro vite

Save the date! Se avete impegni, spostateli. Il 10 aprile al Ristorante Alla Bricola di Rivera, alle 20.15 ci sarà la prima serata del gruppo STOPARP, durante la quale verranno illustrati sia il modus operandi delle Autorità Regionali di Protezione sia gli abusi che vengono ripetutamente perpetrati.

Non è una cena e l’entrata è ovviamente libera. Il Ristornate ha messo a disposizione una sala, la consumazione è gradita (un caffè è sufficiente).

Ancora prima di essere l’inizio di una “rivoluzione” (pacifica, ovviamente), ancora prima di essere il manifestarsi di intenti comuni, questa serata insegna che, uniti, si possono cambiare le cose.

Di più, insegna che quando politici come Norman Gobbi dicono di avere le mani legate davanti a questi scempi, si manifestano in tutta la loro pochezza umana.

Perché partecipare? Perché nessuno è immune dalle ARP. Volete sapere come e perché? Ci si vede il 10 aprile a Rivera.

10 aprile 2015 - ore 20,15 - Ristorante La Bricola - Rivera
10 aprile 2015 – ore 20,15 – Ristorante La Bricola – Rivera

I ticinesi? Sono tutti scemi…

Tra poco più di un mese i ticinesi andranno alle urne per eleggere il Governo. I partiti, con i rispettivi organi di stampa, lanciano proclami che hanno dell’incredibile. È scesa la disoccupazione, sono calati i crimini, la popolazione è felice e la polizia fa inseguimenti rocamboleschi durante saghe popolari per assicurare alla giustizia criminali pericolosissimi ricercati anche all’estero. La situazione economica, certo, non è rosea, ma gli ammortizzatori sociali funzionano bene e i cittadini in difficoltà trovano conforto nell’aiuto dello Stato.

Poi scopri che un cittadino italiano è stato condannato a 17 mesi di galera per una serie di reati. Pena inflitta con la condizionale (siamo a dicembre del 2013) a patto che il signore in questione lasci il Ticino. È quindi lecito attendersi che il signore o abbia raggiunto l’Italia o stia scontando la pena in una struttura carceraria.

Questo signore frequenta con regolarità le Istituzioni ticinesi, perché bisognoso dell’intervento dello Stato in diversi ambiti della sua vita. Quindi, come è lecito attendersi, queste diverse istituzioni hanno l’obbligo di annunciare alla Polizia Cantonale dove e quando potranno trovarlo affinché la pena venga eseguita o affinché venga accompagnato al confine.

Infatti gironzola libero per il Malcantone, indisturbato. Verrà anche operato a breve presso un ospedale ticinese.

Espulso per potere contare sulla condizionale, non ha né lasciato il Ticino né ha scontato la pena.

Però la sicurezza aumenta e le istituzioni, come titolano i giornali locali, funzionano alla perfezione.

Altra prova della perfezione delle istituzioni: una signora chiede un aiuto economico alla città di Lugano. A quanto pare però non ci sarebbero i presupposti per poterne godere; detto in altri termini la signora avrebbe un reddito troppo alto per potere contare su un intervento da parte della cosa pubblica. Il condizionale è doveroso, ma nulla toglie alla questione principale: un impiegato comunale si da’ da fare per trovare chi è disposto a firmargli in bianco l’autorizzazione a procedere con il pubblico aiuto. “Tu firma il modulo, poi lo riempio io”, scrive in un’email indirizzata a chi ha il potere di firma.

Quando un ticinese ha bisogno di aiuto economico si rivolge, magari con un filo di vergogna, agli uffici preposti. Deve portare prove del reddito, delle spese ricorrenti, dello stato dei pagamenti che ha effettuato e, fino a qui, tutto è lecito e comprensibile.

Non si comprende però perché questo impiegato comunale, nel caso specifico, faccia tutta una serie di eccezioni per questa signora, fino al punto di cercare qualcuno disposto a firmare in bianco e quindi a prendersi le responsabilità del caso se in futuro venissero riscontrate irregolarità.

Però in Ticino tutto fila liscio, le istituzioni fanno tutto bene, sono inattaccabili e i cittadini devono crederci. Perché se non ci credi e poni domane, parte la solita campagna denigratoria.

Per qualcuno i ticinesi sono tutti scemi e credono a qualsiasi fandonia venga loro raccontata dai media. La politica che vuole avvilire l’intelligenza degli elettori. Storia già vista e rivista.

In chiusura: mentre un condannato gironzola a piede libero, il supercriminale di cui si parlava all’inizio, non era altro che un diversamente abile. Insomma, nulla a che vedere con un pericoloso figuro ricercato anche all’estero.

Gobbi indomito e confuso: non sa più cosa dice. Però lo dice.

Lo scorso 6 marzo il Ministro Gobbi, dalle pagine de “Il Corriere del Ticino”, si scagliava con veemenza contro l’intervista che ha rilasciato a questo blog il 20 febbraio. Oltre alla filippica sulle mie capacità e a miei presunti interessi personali (!?) il Ministro rifugge l’ipotesi di avere mentito ai cittadini. L’intervista è questa e ognuno potrà giudicare se è stato sincero o meno. L’Onorevole appare in difficoltà e piuttosto nervoso e sacrifica le centinaia di cittadini che si lamentano dell’operato delle ARP, sostenendo che le disfunzioni di tali enti siano solo presunte.

Il 20 febbraio, quindi 14 giorni prima, il Ministro sosteneva sulle pagine di questo blog (vedi intervista): “che la situazione attuale non sia ottimale è risaputo, il messaggio 7026 […] pone proprio l’obiettivo di introdurre un’organizzazione che possa migliorare il funzionamento delle autorità di protezione, la qualità delle loro decisioni e degli interventi”.

Non pago di uno strafalcione simile l’Onorevole Gobbi, nel suo inutile intervento sul quotidiano ticinese, ha sostenuto di segnalare puntualmente alla Camera di protezione del Tribunale di appello (l’organo che vigila sull’operato delle ARP) tutte le disfunzioni di cui viene a conoscenza. E noi, ovviamente, prendiamo per buona questa sua esternazione.

Il 23 febbraio, tanto per dare occasione al Ministro di criticare le mie capacità, gli ho comunicato che il Presidente supplente della ARP 2 (Mendrisio) sarebbe titolare di alcuni dossier, cosa che si verificherebbe anche presso l’ARP 6 di Agno, laddove alcuni dossier sarebbero stati assegnati ad un revisore il quale, si teme, possa revisionare anche gli incartamenti di cui è titolare. Nel contempo gli ho comunicato che l’ARP 8 assegnerebbe mandati esterni ad amici dei propri membri.

Va riconosciuto all’Onorevole Gobbi di avermi risposto in tutta celerità, ecco come: “[…] le sue considerazioni, che tra l’altro si limitano a prendere di mira unicamente la ARP 8 con sede a Lugano (ne sappiamo entrambi i motivi), le trasmetta alla Camera di protezione del Tribunale d’appello che, per legge, è pure Autorità di vigilanza sugli organi di protezione e sui loro membri”.

Il 6 marzo, sul Corriere del Ticino, dice ai cittadini di segnalare in prima persona i casi anomali alla Camera di protezione del Tribunale d’appello. Il 23 febbraio ha dato a me il compito di farlo.

Ciò che se ne deduce:

– mi scaglio contro l’ARP 8 (!)
– le ARP funzionano bene ma il Ministro si impegna per ridurne i malfunzionamenti (!!)
– il Ministro segnala all’organo di verifica i casi di malfunzionamento (i quali, stando alle sue parole, non esistono) e però chiede a me di farlo (!!!)

Morale della favola? Sono un’incapace inconcludente, a causa di motivi che conosciamo entrambi, tranne me.

Poi, non pago di rasentare l’insostenibile, il Ministro ammonisce chi non cerca il dialogo. Le ARP omettono di rispondere ai cittadini, omettono di rispettare i regolamenti, vietano ai cittadini la possibilità di ricorrere contro le loro decisioni. Gobbi, negli ultimi anni, non ha mosso un dito e ancora oggi ignora il Codice Penale che sostiene sia responsabilità delle autorità segnalare dubbi e sospetti agli organi competenti. Ora biasima chi non dialoga. Lo dica alle centinaia di cittadini che il dialogo lo hanno cercato invano e a lungo. Gobbi è ministro, certo, e io solo una piccola e insipida giornalista da strapazzo. Ma sento ancora un senso di nausea quando chi dovrebbe fare gli interessi del popolo, in realtà, si arroga il diritto di ignorarlo a vantaggio di pochi.

Domenica prossima il “Mattino della Domenica”, l’organo di stampa del partito del Ministro Gobbi, si scaglierà contro di me dandomi ancora una volta della terrona stupida. A meno che non cambi idea anche la Redazione.

La faccenda Gobbi non si placa. E fanno tutto loro…

Il Mattino della Domenica, organo di stampa de La Lega dei Ticinesi, mi ha dedicato un intero articolo (uella!) intitolato “Quando la Mosca si crede un’aquila”. Di questo articolo vanno apprezzati la “M” maiuscola che denota una discreta conoscenza della lingua italiana da parte dell’articolista e “aquila” scritto correttamente. Due punti a favore di un intervento, una volta tanto, non del tutto sgrammaticato.

Esauriti i punti a favore, il divertente articolo, sottolinea come un’italiana che “ronza nell’orbita della Pontificatrice originaria di Oliveto Citra in provincia di Salerno” non sia in grado né di intendere né di volere. E questo perché “Gobbi non può fare nulla per riportare alla normalità la condotta delle ARP”.

Poiché, continua l’articolo, non conosco le leggi svizzere devo tacere. In realtà ciò che va rimproverato al Ministro Gobbi (vedi miei post precedenti) è quello di avere deliberatamente mentito ai cittadini, tutti, e non solo a quelle persone che sono strette dalle maglie delle ARP.

Poiché non conosco le leggi, continua l’articolo, non ho il diritto di sostenere che un Ministro, informato di fatti di rilevanza penale, abbia il dovere specifico di attivare d’ufficio quei canali (in questo caso la Procura) che possono verificare l’accaduto, fosse anche con il compito di fugare dubbi.

La richiesta che ho inoltrato a “Il Mattino della Domenica” di volere pubblicare una mia breve replica, così come sancito dal Codice Civile svizzero agli articoli 28g e seguenti, non ha avuto seguito perché non conosco le leggi.

Infine è doveroso ringraziare gli autori delle tante manifestazioni di stima che, negli ultimi giorni e soprattutto nelle ultime ore, arrivano all’indirizzo email stoparp.ticino@gmail.com. Benché ne sia lusingata, invito anche chi vuole raccontare la sua storia a farne uso.

#STOPARP

Aggiornamento: il 09/03/2015, il Mattino online ha pubblicato la mia risposta. Non è stata pubblicata anche sul cartaceo (per quanto ne so ma potrei sbagliare). Non conoscerei le leggi svizzere ma so che la risposta ad un articolo sul cartaceo dovrebbe essere pubblicata sul cartaceo dandole lo stesso spazio e rilevanza. In ogni caso, apprezzo la pubblicazione della mia risposta, seppur solo online, da parte de Il  Mattino; al contrario di ciò che ha fatto Il Corriere del Ticino.

Eccola:

In relazione all’articolo apparso sul “Il Mattino della Domenica”, relativo alle critiche mosse dalla sottoscritta all’Onorevole Gobbi, è doveroso e necessario fare notare quanto segue:

1. La separazione dei poteri, in vigore da inizio 2013, non spiega come mai il Ministro Gobbi non sia intervenuto in modo adeguato fino al 31.12.2012, quando ancora le Autorità Regionali di Protezione (ex CTR) sottostavano al diritto amministrativo;
2. Né l’intervento del Ministro del 6 marzo 2015 su “Il Corriere del Ticino” né l’articolo apparso su questo quotidiano in data 8 marzo, approfondiscono il tenore reale delle osservazioni sollevate dalla scrivente, ossia che il Ministro Gobbi ha palesemente mentito ai cittadini, sostenendo di non essere al corrente di fatti invece a lui noti.

Tutto il resto è pura strumentalizzazione che fa parte del gioco ma che non è scopo di nessun organo di informazione.

Gobbi ha deciso (finalmente) di parlare

Ieri ho pubblicato su questo blog la lettera che il signor Orlando De Maria, curatore vicino al mondo delle ARP, ha inviato al quotidiano “Il Corriere del Ticino”.

Poteva mancare la replica dell’Onorevole Gobbi, toccato dalla lettera del signor De Maria? Certo, poteva, ma a Bellinzona non si fanno mancare nulla e, soprattutto, non sanno quando conviene tacere.

Replica del Ministro Gobbi alla lettera apparsa sul Corriere del Ticino del 5 marzo 2015
Replica del Ministro Gobbi alla lettera apparsa sul Corriere del Ticino del 5 marzo 2015

Ecco la replica che il Ministro ha inviato allo stesso quotidiano.

Non aggiungo altro perché l’Onorevole Gobbi disdegna le osservazioni.

L’intervista a cui fa riferimento il Ministro è questa.

Le risposte dell’Onorevole Gobbi

Il 12 febbraio sono state inviate all’Onorevole Gobbi, alcune domande circa l’operato delle Autorità Regionali Di Protezione (ARP), quelle che nonostante il Ministro neghi, finiscono con buona periodicità sugli organi di stampa locali a causa di decisioni assurde.

Queste le domande:

Con buona regolarità l’operato delle ARP balza agli onori della cronaca, suscitando incredulità da parte dell’opinione pubblica.

A questa affermazione l’Onorevole decide di non rispondere.

Perché, in Ticino, né le ARP né le Preture si allineano alle direttive date dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, al contrario di come già da tempo avviene in altri Cantoni?

A simili domande, formulate in modo particolarmente generico e non comprovate da una specifica documentazione mi è impossibile rispondere. Anche il riferimento sommario ad altri Cantoni (gradirei sapere quali) non aiutano certamente ad affrontare seriamente la situazione particolare di limitati casi che – a differenza di quanto da lei affermato – non sono balzati agli onori della cronaca, ma sono lo specchio di situazioni umane decadute in conflitti famigliari dove a farne le spese sono i più piccoli. Non dobbiamo poi dimenticare che le autorità regionali di protezione si occupano anche del resto dei casi sottoposti al diritto di protezione e non solo ai diritti di visita di famiglie divorziate.

NDR: Il “Mattino Online”, organo di stampa del Partito dell’Onorevole Gobbi, titolava stridulo che il Giudice del Tribunale di Appello (che faceva capo al Dipartimento diretto da Gobbi) ha dichiarato che in caso di PAS il diritto di visita può essere soppresso. Le direttive CEDU (ratificate dalla Svizzera) prevedono che in caso di PAS e mobbing l’affidamento dei minori vada sovvertito, come infatti deciso dal Tribunale Cantonale di Lucerna con una sentenza pubblicata anche sul sito dell’Associazione Genitori Non Affidatari (AGNA) con la quale il ministro Gobbi dice di collaborare in modo costruttivo da anni. Appare evidente che l’onorevole Gobbi non abbia in mano le redini della situazione e preferisce ridicolizzare domande lecite. Accetto in ogni caso che con queste risposte il Ministro voglia sottintendere (neppure troppo) all’impreparazione di chi le ha formulate. Accetto anche che le risposte non lascino trasparire una maggiore preparazione.

Quanto è tollerabile che un’ARP affidi incarichi di approfondimento ad amici dei propri membri?

Qualora dovesse essere il caso non posso che affermare: è deprecabile. Anche qui, sinora, non sono giunte segnalazioni al Dipartimento, cui – ricordo – non compete la vigilanza sull’operato ma funge spesso da porta d’accesso alla Camera di protezione del Tribunale d’appello cantonale.

NDR: anche in questo caso la risposta è elusiva. Al Dipartimento dell’Onorevole Gobbi è stato segnalato un caso palese, reso ancora più grave dal fatto che, nel giustificare la scelta, il membro dell’ARP ha sostenuto (per iscritto) di non avere avuto trascorsi con il titolare dell’approfondimento. Mandato eseguito male, senza il supporto di test diagnostici, comunque preferito ad un altro approfondimento svolto secondo i dettami della medicina e che ha dato responso del tutto divergente dal primo. 

Come si giustifica che – da quanto mi è stato possibile stabilire – le ARP non applichino i regolamenti (segnatamente LTut e RTut) ad esempio quando il Presidente né il suo supplente partecipano alle udienze o quando non trasmettono alle parti tutti i documenti necessari per opporsi alle decisioni prese (tanti, troppi casi) o, ancora, quando per anni non rispondono ai cittadini o li dileggiano?

Non dispongo di elementi che possano comprovare la veridicità degli esempi da lei riportati in questa domanda. In generale, è pacifico che anche le autorità di protezione devono rispettare le leggi e le procedure. Se commettono errori nell’adozione delle decisioni, vi sono i rimedi giuridici; inoltre soggiacciono alla vigilanza della Camera di protezione per il loro comportamento.

NDR: Ho diverse email inviate da cittadini e curatori all’Onorevole Gobbi in cui si denunciano apertamente casi di questa natura. Ciò nonostante il Ministro non dispone di elementi.

Sono sempre di più i curatori e i tutori che dimostrano insofferenza nei confronti dell’operato delle ARP anche (e non solo) a causa di quelle che dichiarano essere decisioni discutibili. Qualche lamentela è arrivata fino a lei?

Che la situazione attuale non sia ottimale è risaputo: il recente messaggio governativo
n. 7026 del 23 dicembre 2014, a cui ho fatto esplicito riferimento rispondendole alcuni giorni fa, pone proprio l’obiettivo di introdurre un’organizzazione che possa migliorare il funzionamento delle autorità di protezione, la qualità delle loro decisioni e degli interventi. La proposta va nel senso di rafforzare la via giudiziaria ancorando le autorità di protezione alle Preture distrettuali, aumentando le risorse a disposizione; ricordo come ora le ARP siano emanazione dei Comuni ticinesi.

NDR: Il messaggio governativo 7026 – che può essere valutato come un buon lavoro nella direzione giusta – ha più di un’area oscura: a pagina 5 si legge, ad esempio, che “Il delegato del Comune deve avere competenze particolari, che permettano di ritenerlo particolarmente idoneo all’assunzione della funzione di membro dell’autorità di protezione si è rinunciato a fissare requisiti specifici”. Insomma, deve avere dei requisiti di idoneità ma non si sa quali.

Le risulta che membri delle ARP (permanenti, delegati e segretari) siano titolari di dossier, ovvero che svolgano anche funzione di tutore e/o curatore?

Non ho mai ricevuto segnalazioni di questo genere.

Al 30 giugno 2014 le ARP 3 e 8 (entrambe di Lugano) avevano più casi – in proporzione – di altre omonime autorità che servono bacini d’utenza più o meno simili (la 1, la 2, la 6 e la 15).

È lapalissiano che nelle aree fortemente urbanizzate il ricorso alle ARP sia più frequente rispetto ad altre zone, e lo era già in passato. La scelta del Gran Consiglio di “professionalizzare” i Presidenti ARP voleva proprio dar seguito ad aumentare la capacità di evasione dei casi e delle domande pendenti, ma il sistema ha i suoi limiti nell’ingranare ed è per questo che abbiamo proposto al Parlamento di adottare la via giudiziaria dal 2018.

NDR: È lapalissiano che “in proporzione” significhi altro. Il messaggio 7026 evidenzia peraltro come il numero di casi delle citate ARP sia anomalo.

Le risulta che alcune ARP tendano ad escludere curatori e tutori che sollevano obiezioni davanti a decisioni e comportamenti delle ARP stesse ritenuti “illegittimi”?

Ogni tanto, e non l’ho mai nascosto, ho ricevuto delle lamentele riguardo alle modalità “operative” delle  ARP ma quella che mi evidenzia nella sua domanda mi giunge del tutto nuova!

NDR: Il Ministro è in possesso di un documento che attesta come un’ARP abbia sostenuto di dovere rimuovere un tutore a causa delle lamentele della persona “accompagnata” dal tutore stesso. Questa persona scrive invece che si trova molto bene con il tutore e che preferirebbe non cambiare. Il tutore è messo in discussione dall’ARP perché ritenuto “scomodo”, si tratta infatti di un tutore ligio al dovere che pretende lo stesso comportamento dall’ARP.

Infine, perché il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni non ha mosso d’ufficio gli organi competenti per fare chiarezza?

Il Dipartimento è oramai da alcuni anni che ha posto tra le sue priorità l’esame del funzionamento delle ARP e la ricerca di una soluzione organizzativa efficace. A conferma di questa mia affermazione la rinvio ai contenuti del messaggio governativo n. 7026 del 23 dicembre 2014 in materia di protezione del minore e dell’adulto che prevede pure delle proposte legislative per la riorganizzazione del settore.

Inoltre, spesso cittadini trovatisi davanti a malfunzionamenti delle ARP si sono rivolti al Dipartimento e ho sempre prontamente segnalato la situazione alla Camera di protezione, la quale ha comunque espresso pareri molto critici sul funzionamento delle ARP, che ricordo sono oggi emanazione dei Comuni, e che col messaggio governativo più volte citato vogliamo correggere.

NDR: La Camera di protezione, il cui operato è serioso e competente, prevede che venga versata una tassa di accesso che poche persone oggigiorno possono permettersi di versare. Se il ministro segnalasse alla Procura gli atteggiamenti poco trasparenti delle ARP, si potrebbe fare un grande passo avanti. 

Otto giorni. Tanto c’è voluto per avere risposte a domande che sono state definite, dal Ministro stesso, “superficiali”.

E mentre scarica responsabilità e fornisce risposte fumose, ci sono anziani separati dopo 50 anni di vita insieme, figli che non sanno nulla dei genitori e bambini strappati alle famiglie. Perché le ARP permettono qualsiasi bassezza, dall’abuso di ufficio alla volontaria infrazione delle leggi che per primi devono rispettare.

Questo è quanto. Ognuno tragga le proprie considerazioni.

Sono disposta a pubblicare le email a cui faccio ampio riferimento in questo post, attendo l’autorizzazione da parte di chi le ha scritte.