Categoria: Svizzera

Abusi “made in Ticino”: basta una bugia per rovinare tre vite

Come avevo anticipato qui occorre mettere in evidenza come a Lugano l’ARP 8 sia capace di prendere decisioni ridicole a fronte del nulla. In questo caso “il nulla” è rappresentato dall’avvocato e mediatrice (!) Manuela Fertile che:

– ha costretto due ragazzi a ritirare dei doni davanti alle autorità ticinesi perché timorosa che il padre avesse inviato loro armi e droga;

– scrive nefandezze nei confronti del padre dei minori sapendo che la madre farà leggere loro la lettera CHE QUI SI ALLEGA, aggravando ancora di più lo status di PAS e mobbing genitoriale in cui i minori versano;

– non ha mai incontrato il padre dei minori, assumendosi così il rischio di scrivere profonde inesattezze ma evitando di assumersene le responsabilità.

La lettera è atroce: accusa il padre di avere aggredito verbalmente i figli. Cosa che l’ARP 8 ha accettato senza riserve anche se il padre è stato in grado di produrre testimonianze dirette. Per Clarissa Torricelli, presidente dell’ARP 8 e per il suo braccio destro, dottoressa D’Ottavio del Priore, la fantasiosa versione di un avvocato (mediatore!!) vale più di una testimonianza.

Nello stesso tempo, non paga e incurante delle responsabilità che dovrebbe assumersi, indica il padre quale motivo delle sofferenze psicologiche dei figli. Ragazzi ai quali la madre (e l’entourage famigliare materno) ha raccontato ogni nefandezza sul padre: arrivando a fare credere loro che il genitore sia ricercato sia dalla mafia (alla quale ha fatto qualche torto) sia dall’Interpol.

Ad aggravare la situazione c’è da segnalare l’ennesimo abuso: si accusa il padre di essere una croce anche per la psiche dei figli sapendo che al genitore è negato anche il sacrosanto diritto di avere informazioni circa lo stato di salute dei minori. Una violazione di qualsiasi norma del diritto, probabilmente anche in Paesi molto meno civili della Svizzera. Una sassaiola fatta contro un uomo a cui è negato ogni diritto di difesa. Come classificare tutto ciò?

Anche questi dettagli sono nelle mani dell’ARP 8, autorità che ancora oggi sostiene non ci siano, da parte della madre, intenzioni di screditare la figura paterna agli occhi dei figli.

E cosa fanno le autorità? Non rispondono. Stanno in silenzio e chiedono al padre di inviare richieste scritte che ignorano, sistematicamente, da 5 anni. (!)

E Norman Gobbi, il ministro da cui dipendono le rovinose ARP, sa tutto e tace.

Un muro di gomma, quello costruito dalle ARP, che va smantellato. Con la collaborazione di tutti.

Invito ancora una volta a continuare: mandatemi le vostre testimonianze. Tutto questo deve cambiare.

Gli abusi dell’ARP 8 – Un caso clamoroso

Quello che segue può sembrare un caso accaduto in un regime totalitario. Invece è successo nella civile Lugano, a due passi dall’Italia.

Un padre divorziato, per potere mandare dei regali ai suoi figli, deve accettare che i pacchi vengano consegnati loro davanti alle autorità. Da una parte perché la madre dei minori ha fatto di tutto per evitare la consegna dei pacchi, raccontando ai figli che il padre ha evidentemente raccontato loro una bugia e che non esiste nessun regalo. Dall’altra parte grazie all’intervento dell’avvocato Manuela Fertile, che si pregia di essere una mediatrice la quale, in veste di patrocinante della madre dei minori, sostiene che nei pacchi ci possano essere armi o droga. Cosa ovviamente fuori da ogni contesto logico, come viene ironicamente sottolineato dal curatore che ha assistito allo scambio e di cui SI ALLEGA QUI il rapporto.

Rapporto che evidenzia come sia necessario un riavvicinamento padre – figli, il cui allontanamento è stato voluto dalla madre dei minori, con la collaborazione dell’ARP 8 di Lugano che ha ascoltato solo i racconti della stessa, senza dare al padre occasione di contraddittorio il quale, in ogni caso, non avrebbe avuto nessuno scopo giacché l’ARP 8 ha comunque ignorato tutte le prove, addotte dal padre, utili a confutare le teorie materne. Va ricordato che l’ARP 8 è presieduta dall’avvocato Clarissa Torricelli e, a suo supporto, gode della collaborazione della dottoressa D’Ottavio del Priore. Entrambe queste signore sono finite agli onori della cronaca locale, ognuna per far suo, per i loro atteggiamenti professionali non del tutto trasparenti.

In sintesi il curatore suggerisce all’ARP 8 di ignorare gli accanimenti degli adulti perché è evidente che i minori abbiano bisogno di avere un rapporto sereno con il padre.

Nei giorni seguenti il padre dei minori, aggredito per l’ennesima volta dalla ex moglie (le autorità sono in possesso della trascrizione di un file audio che hanno ignorato) viene ulteriormente attaccato dall’avvocato Fertile (una mediatrice) che sostiene vi sia stato un alterco tra il padre e i minori al telefono: l’avvocato Fertile, nella sua lettera, usa toni inaccettabili (verrà pubblicata su questo blog tra qualche giorno) e, per l’ennesima volta, fa affermazioni pesantissime nei confronti del padre dei minori che non ha mai nemmeno incontrato.

Ad ulteriore riprova della sua estraneità il padre consegna all’ARP 8 un estratto delle telefonate fatte ai figli: la durata delle stesse è prova evidente del fatto che, al contrario di quanto sostiene l’ex moglie, i ragazzi parlano volentieri col padre. Telefonate lunghe, in cui padre e figli si scambiano opinioni in vari ambiti, durante le quali i ragazzi chiedono consigli al padre in merito a scuola, amici e altre faccende tipiche della vita di un adolescente.

Tra le molte cose da porre in evidenza c’è il fatto che, a fronte di un brutto voto ottenuto a scuola, i ragazzi cercano il conforto del genitore. Più in là (anche questo documento verrà pubblicato tra qualche giorno) verrà sostenuto che i ragazzi sono terrorizzati di dire al padre di avere avuto una cattiva valutazione in un compito in classe. Addirittura sono terrorizzati dalle conseguenze: il padre vive a 700 chilometri di distanza.

Da una parte le fandonie inventate dalla madre dei minori, avvalorate da nessuna prova, dall’altra parte una quantità abbondante di prove e il supporto di un curatore, nominato dall’ARP 8 stessa che indicano quanto la signora stia cercando di ottenere un ulteriore isolamento dei figli dalla vita del padre.

Risultato di tutto ciò? Da lì a poco l’ARP 8, come da consuetudine, impedirà al padre di avere rapporti telefonici coi figli.

Giustizia è fatta.

ARP luganesi: continua la linea dell’abuso

Delle ARP, su questo blog, si è ampiamente parlato. Chi volesse approfondire l’argomento degli abusi perpetrati da queste istituzioni che sono una vera vergogna per il Cantone Ticino, può selezionare l’omonima categoria posta sul lato destro di questo post.

Dopo sette anni (sette anni!) di umiliazioni un cittadino ticinese decide di svuotare il sacco, scrivendo al Direttore del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Ticino, onorevole Norman Gobbi, per chiedergli scusa di non essere più disposto a sopportare oltre.

Dal ministro, ovviamente, non ci si attende nessuna risposta perché, dal 1. gennaio 2013, le ARP sono sotto il controllo del diritto civile e non più sotto l’ala di quello amministrativo. Questi abusi, però, continuano da ben prima del 2013 e, a prescindere da ciò: perché il ministro Gobbi non ha avviato un’indagine? Perché non ha segnalato alla Magistratura ticinese che l’ARP 3 e l’ARP 8 (entrambe di Lugano, entrambe presiedute dall’Avvocato Clarissa Torricelli) avrebbero agito più volte al di fuori della liceità?

Qui una copia della comunicazione inviata a Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituizoni. (LINK)

C’è da sottolineare che, la prima reazione attesa non è quella di un netto interessamento al caso specifico, ma una serie di querele sporte alla volta della mia persona.

Vi pisciano in testa e vi dicono che piove

Il titolo, preso in prestito da Marco Travaglio, non vuole essere un’ode alla volgarità ma ben si sposa con quanto sta accadendo in Ticino. Che questo Esecutivo abbia ampiamente dimostrato di essere vergognoso, sembra non solo opinione condivisa bensì opinione ogni giorno più diffusa.

Nessuna unità, nemmeno per salvare il principio di collegialità che, apprezzabile o meno, resta comunque una grande prova di coesione. Niente da fare, i “fab five” si sono prodigati per ostacolarsi a vicenda. Di casi ce ne sono diversi, indimenticabili quello in cui, per tagliare la spesa pubblica, il direttore del DSS Beltraminelli fa i conti in tasca al DECS di Bertoli suggerendogli di rinunciare ad un anno di liceo. Ora uscite di casa, suonate al campanello del vostro vicino, chiedetegli di spegnere il riscaldamento per risparmiare sulle quote condominiali, osservate la risposta e stupitevi del fatto che vi abbia chiuso la porta in faccia. C’è un’aggravante non da poco: anche la SECO è giunta alla conclusione che vi è una correlazione stretta tra formazione e disoccupazione. In un momento storico in cui il comparto della formazione deve proporre soluzioni, Beltraminelli sostiene sia necessario togliergli l’ossigeno.

Non di minore spessore l’episodio dei bimbi ecuadoriani, che ha visto al centro della vicenda ancora una volta Bertoli e l’onorevole Gobbi: mentre il primo, al pari di Penelope, cercava di tessere una tela che aprisse loro le porte della scuola il secondo vestiva i panni di Penelope by night. Del resto, se al Dipartimento delle Istituzioni non interessa nulla dei bambini svizzeri massacrati dalle Autorità Regionali di Protezione, per quale motivo dovrebbe spendersi per due bambini senza fissa dimora, dai tratti meticci e il passaporto spagnolo? Epocale, ancora una volta al centro c’è Bertoli, la richiesta spacciata per irrimediabilmente legittima del “9 febbraio bis”, dimenticando che 70 a 30 non è un pareggio e che quindi non sono previsti né tempi supplementari né rigori.

All’Esecutivo sfugge che “ostacolarsi a vicenda” è un concetto che non esiste: quando il Governo si fa i dispetti, in realtà manca profondamente di rispetto allo Stato, ossia ai cittadini. A peggiorare le cose (e non è per forza di cose detto che ce ne sia un gran bisogno), il Governo esige il rispetto istituzionale. E qui si apre un altro paragrafo che necessiterebbe di lunghi preamboli e che invece vale la pena riassumere così: l’infallibilità papale, ufficializzata nel 1870 (ma nata molto prima) è seriamente messa in discussione proprio in questi anni. Se vacilla una simile costituzione dogmatica che riguarda un Dio che siede ad un piano leggermente superiore a quello dei “fab five”, perché il cittadino dovrebbe dogmatico rispetto a delle istituzioni che fanno di tutto per non meritarlo? E se questo apparisse troppo aulico, distante ed etereo, va ricordato che i moti rivoluzionari della primavera araba (2010) sono il segno che il rispetto istituzionale sta lasciando sempre più il posto ad un rispetto che i cittadini esigono venga guadagnato. E non si creda che il ticinese non protesti o che si limiti a bofonchiare; protesta eccome ma, alle piazze, preferisce l’agorà virtuale del web. Lo stesso utilizzato da Beltraminelli per i suoi proclami: “ticinesi… non è affatto vero che siete più poveri, siete solo irresponsabili nel chiedere aiuti alla cosa pubblica”.

La lista dei dispetti e dei “signo, lui non ha fatto i compiti” è lunghetta. L’ultimo episodio, disdicevole, quello delle liti a Palazzo, laddove ancora una volta a farne le spese sono i cittadini. C’è una crisi di Governo in Ticino, perché l’Esecutivo – benché in carica – ha dimostrato di non sapere (o volere?) lavorare insieme. Se non mancassero una manciata di settimane all’avvicendamento, sarebbe il caso di andare al voto anticipato.

Se questo già non fosse grave, si può ancora tristemente appesantire il carico. Questo Governo non risponde agli atti parlamentari (qui il riferimento alle 40 interrogazioni di Sergio Morisoli di Area Liberale e a chissà quante altre provenienti da altri parlamentari), non esattamente delle insistenti lettere di corteggiatori non ricambiati. Questo Governo si sottrae ad un sistema di controllo che delinea, tratteggia e colora ogni zona democratica del pianeta. Un Governo che appare inerme davanti alla tutela del cittadino, che sembra più impegnato a stuzzicarsi al proprio interno piuttosto che acquistare in credibilità e che si rifiuta di renderne conto al popolo.

E se qualcuno dei lettori ha perso il lavoro e fa fatica a trovarne uno, sappia che questo Governo, così schierato contro i frontalieri, sta gridando senza muovere un dito. Lo dimostrano gli incentivi del pacchetto “Ri-Locc”, il piano per il rilancio dell’occupazione, le cui erogazioni sono diminuite drasticamente con l’aumentare della disoccupazione. Cosa per nulla normale, perché il tasso di disoccupazione in Ticino non sale per via della soppressione di posti di lavoro. Tra il primo trimestre del 2013 e lo stesso periodo del 2014 sono stati creati 4mila posti di lavoro, assegnati per lo più a frontalieri e, nell’economia delle cose, non deve stupire. Se gli incentivi proposti dallo Stato non riescono a scalfire nemmeno un poco la differenza tra lo stipendio di un lavoratore residente e quello di un lavoratore d’Oltreconfine allora, come del resto dimostrato, queste misure sono inefficaci e dimostrano la pochezza di tutto l’impianto che le ha concepite.

Eppure, questo Governo, si dice affranto, preoccupato e addolorato dalla situazione del mercato del lavoro e si spende per garantire, in futuro, di attuare tutte quelle misure che non ha saputo attuare in passato.

Il rilancio dell'occupazione in Ticino
Grafico a cura di Giuditta Mosca / Fonte dati: USTAT

Non vorrei avere turbato qualcuno con il titolo, così fosse me ne scuso sinceramente. Resta il fatto che “vi pisciano in testa e vi dicono che piove”. Perché se un Governo vuole il rispetto dei cittadini, deve rispettarli senza distinzioni.

Articolo pubblicato su TicinoLive il 29 gennaio 2015

A Lugano c’è un buco in cui spariscono i documenti

Delle ARP luganesi ho già scritto. Ciò che ancora non ho citato è quell’enorme buco che ingoia i documenti importanti. Solo quelli importanti, quelli in base ai quali le autorità ticinesi decidono di impedire ad un genitore di avere rapporti coi figli.

Un padre chiede copia di una perizia psicologica che sarebbe stata effettuata sulla sua persona. Condizionale d’obbligo, perché la perizia non c’è. Eppure l’ARP 8 (in questo caso la dottoressa Daniela D’Ottavio Del Priore) si è basata sulla perizia (che non c’è) per fare patire agonie indicibili a minori e genitore.

Una testimone scrive all’ARP 8 di Lugano narrando fatti di gravità assoluta: in quel caso una ex moglie grida delle assurdità (lesive dei più elementari diritti) all’ex marito, in presenza dei figli. La signora in questione nega tutto, dicendo che un poliziotto ha assistito alla scena e che è pronto a smentire la testimonianza che a Lugano non sono però in grado di esibire. L’aggressione della ex moglie passa quindi inosservata, in virtù della testimonianza inesistente di un poliziotto (!).

E a Lugano stanno a guardare. La domanda (che girerò a giorni tramite la stampa ticinese) all’onorevole Gobbi, a capo del Dipartimento delle Istituzioni a cui fa capo l’ARP 8 è: “non è ora di chiudere quell’enorme buco in cui spariscono i documenti?”

Così è (fin troppo) facile

Muro di gomma dell’Autorità Regionale di Protezione 8 (ARP), uno degli organi ticinesi preposti, tra le altre cose, ad intervenire laddove – su richiesta di parte – vi siano tensioni nei rapporti tra coniugi divorziandi o ex coniugi.

A capo di ben due delle 18 ARP c’è Clarissa Torricelli, già richiamata all’ordine quando svolgeva il ruolo di Procuratore Pubblico, perché aveva dimenticato di fornire alla difesa delle informazioni di primaria importanza all’interno di un processo. Quando ha scelto di non ricandidarsi al ruolo di pubblica accusatrice la città di Lugano l’ha nominata a capo dell’ARP 8 e l’ARP 3, entrambe piuttosto tristemente note in Ticino a causa delle decisioni prese da chi la presiede e dal suo braccio destro, Daniela D’Ottavio del Priore, già balzata agli onori delle cronache, a sua volta, per avere visto casi di maltrattamenti su minori laddove è stato dimostrato non essercene nemmeno l’ombra.

Che, tra le diatribe tra genitori divorziati, ci sia una parte più scontenta dell’altra è una norma quasi standard, ciò non toglie che le istituzioni dovrebbero assumere posizioni assolutamente trasparenti, fosse solo per non esporsi a critiche che nulla hanno a che fare con gli scopi per i quali esistono. All’ARP 8 di Lugano così non è: una delle parti lese ha chiesto che le fossero comunicati i dati utili affinché, ad una specialista invocata dall’ARP 8, fosse consegnato un ordine di apparizione in tribunale, come persona informata dei fatti. Silenzio. L’ARP 8 si nasconde, non risponde, fa finta che nulla sia accaduto.

Il perché appare incomprensibile, tra i membri dell’ARP 8 e la specialista che dovrebbe comparire in tribunale non ci sono legami tali da mettere in discussione il lavoro svolto da quest’ultima. Oppure no? E se fosse questo il motivo per cui l’ARP 8 non risponde?

A Lugano hanno occhi e orecchie che funzionano male

Questo è un estratto di una telefonata che un padre svizzero ha fatto ai suoi figli il 30 maggio del 2013. Prima di potere parlare con i ragazzi la madre di questi ha voluto esprimere il proprio punto di vista.

E’ un chiaro caso di mobbing che le autorità svizzere hanno fatto di tutto per non vedere. Le “autorità svizzere” hanno un nome. Sono Clarissa Torricelli (celebre in Ticino per avere nascosto prove alla difesa quando era PM) e Daniela D’Ottavio del Priore, dell’ARP 8 di Lugano (leggi qui).

La registrazione è iniziata a telefonata già inoltrata, quando il padre si è stufato di subire gli attacchi irosi e coprolalici dell’ex moglie. Tutto si è svolto davanti ai bambini.

Diversi mesi prima l’ex moglie, sempre davanti ai bambini, per evitare le conseguenze di una telefonata simile, ha inventato di avere un testimone, un poliziotto (!), che però non risulta avere fornito la sua versione dei fatti. Anche in questo caso le autorità svizzere hanno chiuso entrambi gli occhi ed ambedue le orecchie.

Madre: Dici solo bugie

Padre: Quella che dice balle una dietro l’altra sei tu…

Madre: Io protocollo tutte le mie cose io metto tutto nero su bianco. Il tuo avvocato è sparito anche lui

Padre: Il mio avvocato è sparito anche lui?

Madre: Sì ti ha lasciato, ti ha mollato perché ti conosce, lo ha scritto alla Pretura

(NB: è stato il padre – documenti in mio possesso – a fare a meno dell’avvocato, per una serie di motivi che non verranno qui elencati perché del tutto ininfluenti)

Padre: Allora perché tu hai cambiato quattro avvocati?

Madre: Tu sei fuori di testa

Padre: Chi dice che sono fuori di testa?

Madre: Un certificato… Tanto a te dei tuoi figli non te ne frega niente

(La madre dei minori fa riferimento alla perizia Paltrinieri, svolta senza test diagnostici e ritenuta non accettabile dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia, cosa che le autorità svizzere hanno deciso di non considerare, tanto da basare le proprie decisioni sul lavoro svolto dalla psicologa)

Madre: Lo sanno tutti che sei matto, sono convinta la perizia l’hai pagata

(In questo caso la madre fa riferimento alla perizia cui il padre si è sottoposto, basata su diverse sedute presso una psicologa che gli ha somministrato diversi test il cui esito parla di assoluta normalità, ad eccezione di un accentuato stato d’ansia)

Padre: E io sono convinto del contrario, uno a uno palla al centro.

Madre: La verità deve arrivare da me!

(Salto questa parte della trascrizione, assai confusa, perché la donna urla parecchio)

La telefonata continua, il padre riesce finalmente a parlare coi figli ma il colloquio non viene qui trascritto per tutelare i minori. Si dirà solo che in un passaggio il figlio maggiore ritiene che il padre sia ricercato dalla polizia e che abbia pestato i piedi a qualche mafioso. Verità che – parole sue – gli sono state assicurate dalla madre.

(Mentre il padre parlava coi figli la madre, in sottofondo, urlava “fatti curare, tu sei malato in testa”)

Davanti ad una simile situazione le autorità svizzere fanno finta di niente. Diventa sempre più lecito pensare che questo ostruzionismo nasconda in realtà una preoccupante impreparazione di fondo.

L’inciviltà che porta alla moderazione

Il giornalismo è una missione. Come tale va esercitato con coscienza, passione e responsabilità. L’inciviltà di una commentatrice, il cui intervento potrebbe avere strascichi penali, mi costringe – contro il mio volere – a ricorrere alla moderazione degli interventi dei lettori.

Non sarebbe dovuto accadere, è una cosa che vivo come un grosso limite, un limite alla spontaneità, alla legittimità della collaborazione e della discussione civile tra chi scrive e chi legge. Come spesso succede, le colpe di pochi ricadono su tutti. Ed è un grosso peccato.

Ciò non ha però ripercussioni sulle indagini giornalistiche che sto  seguendo: se le autorità ticinesi e la signora Elena Paltrinieri hanno responsabilità, saranno gli organi competenti a stabilirlo. Qui potrete leggerne gli sviluppi.

Per avere risposte dalle autorità ticinesi è necessario muovere la magistratura italiana, oltre a segnalare alla Commissione europea la situazione, affinché vengano accertati eventuali abusi ed eventuali responsabilità. E questa, per il Cantone Ticino, è già una grossa sconfitta: dovere varcare il confine per dare risposte legittime ai cittadini è una situazione che merita più di una riflessione.

Intanto vi invito a continuare ad inviarmi email con le informazioni che ritenete importanti, come già state facendo. Saranno trattate, come sempre, nel pieno rispetto delle norme e della coscienza professionale.

Grazie a chi ha partecipato, a chi sta partecipando e a chi parteciperà. Le cose si possono cambiare.

Elena Paltrinieri ammonita dall’Ordine degli Psicologi

Un minimo di giustizia c’è. La dottoressa Elena Paltrinieri è stata ammonita dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL).

Il caso di Linda Greco (vedi qui) del quale si sono interessati anche “Le Iene” e del padre svizzero (vedi qui), hanno in comune la dottoressa Elena Paltrinieri, psicologa di Lissone sul cui operato si è chinato l’OPL, ammonendola ufficialmente limitatamente al secondo dei due casi qui elencati.

In attesa che la Procura si interessi del suo operato, vanno sottolineati alcuni aspetti che ancora non appaiono chiari:

1. nel caso del padre svizzero a cui è negato ogni contatto coi figli (anche telefonico), la dottoressa Elena Paltrinieri ancora non è in grado di dimostrare di avere parlato proprio con la persona che ha posto sotto esame. La perizia è stata fatta al telefono, potrebbe avere parlato con chiunque.

2. la telefonata grazie alla quale la signora è giunta ad una diagnosi, nel testo scritto dall’OPL diventano misteriosamente due

3. un comportamento corretto sarebbe stato quello di scrivere di non potere giungere a considerazioni riguardo al soggetto, poiché non ha avuto modo di vederlo di persona. In tale caso sarebbe toccato alle autorità svizzere prendere le dovute misure. Invece la dottoressa Paltrinieri ha deciso di lanciarsi in una diagnosi, ben sapendo che senza riscontri scientifici questa sarebbe potuta essere profondamente sbagliata. Infatti i diversi test scientifici a cui si è sottoposto il padre non mostrano nessuno squilibrio mentale.

4. i referti medici in mio possesso, firmati dalla la dottoressa Paltrinieri, sono pieni di considerazioni personali che non hanno niente a che vedere con la scienza e con le procedure in uso. Perché c’è chi – in Italia come in Svizzera – li ritiene attendibili?

5. nelle sue tesi difensive davanti all’OPL la dottoressa Paltrinieri dice che “ha accettato, per la prima volta nella sua esperienza professionale, di svolgere un colloquio telefonico”. Alle autorità chiedo espressamente di valutare oggettivamente questa teoria difensiva: un medico che diagnostica una malattia senza i dovuti esami può rifugiarsi dietro all’assenza di precedenti?

6. la dottoressa Paltrinieri sostiene anche di essersi basata sui racconti oggettivi fatti dalla moglie dell’uomo a cui nega di avere rapporti coi figli. Basta il racconto oggettivo di una parte (ovviamente) interessata? Anche su questo le autorità devono chinarsi e accertare il reale svolgimento dei fatti.

Questa vicenda potrebbe approdare nelle aule di tribunale. Qui leggerete tutti gli sviluppi.

Intanto, in Svizzera, tutto tace. Le autorità si nascondono dietro ad un silenzio che evidentemente ritengono sufficiente a difendere una posizione, la loro, indifendibile. Intanto emergono nuovi particolari con strascichi penali, dei quali potete leggere nei prossimi giorni.

Elena Paltrinieri – un esempio di informazione dal basso

Il post che ho pubblicato qualche tempo fa, in cui veniva citata la signora Elena Paltrinieri (cliccare qui per leggerlo), sta dando i suoi frutti. Mi stanno arrivando segnalazioni riguardo l’operato della psicologa la quale, stando almeno ai documenti in mio possesso, non sarebbe sempre stato impeccabile.

E’ importante che questo breve intervento venga fatto girare affinché possano essere raccolte altre testimonianza dirette.

Un click che può ridare speranza a figli e genitori distrutti.

Grazie