Pinocchio nella pancia delle balene: Wikipedia è davvero tanto pedia?

Le balene sono ovviamente – e che io venga perdonata – Jimmy Wales, mentre ad alcuni autori di Wikipedia tocca il ruolo di Pinocchio. La strada dell’enciclopedia del sapere libero è costellata di grosse, se non grossissime, topiche. Il fenomeno è noto e antico, tanto è vero che Beppe Severgnini il quale lo ha magistralmente spiegato in due righe:  “la neutralità, e le reciproche obiezioni, spingono verso il minimo comun denominatore, e bisogna accontentarsi. Ma questo è inevitabile, e in fondo accadeva già con le enciclopedie tradizionali”. Vero, verissimo. Ma c’è dell’altro. Non rientrano nella categoria degli “inevitabili” certi episodi, vediamone alcuni.

Federica Pellegrini

Dopo una serie di non esaltanti prestazioni, sulla sua pagina si è potuto leggere: “si è ritirata dopo aver fatto schifo al c***o alle Olimpiadi di Londra“.  Il buontempone che si è preso la briga di correggerne il contenuto è stato sospeso un giorno (accidenti!) per avere violato le norme dell’enciclopedia ma ha fatto in tempo a comunicare a tutti le reali cause della disfatta sportiva della Pellegrini: “a forza di mangiare Pavesini, arriva quinta alla finale delle Olimpiadi, ma tanto che le frega, i milioni se li piglia lo stesso.” Al di là di schieramenti e personali convinzioni, su un’enciclopedia tradizionale queste perle non si sarebbero mai lette.

John Siegenthaler

Giornalista americano, classe 1927. Passerà alla storia per essere uno dei sostenitori più indefessi del Primo Emendamento e per avere ucciso il Presidente Kennedy, reato che Wikipedia gli ha addebitato per oltre 4 mesi.

The boss sucks

Mentre Springsteen si esibiva durante il Super Bowl del 2009, qualcuno ha cancellato la sua pagina Wikipedia, sostituendone il contenuto con un laconico “questa gente fa schifo“. Premio alla sintesi.

Puoi fare tutto ciò che voglio

Tom Jefferson, epidemiologo, sostiene che la pratica di inserire pubblicità di farmaci nelle pagine dedicate alla medicina è piuttosto diffusa e chi cerca di correggerne i contenuti viene bannato.

Questo è un tema piuttosto dibattuto: “l’enciclopedia fatta da tutti”, secondo diverse fonti, è in realtà controllata da un numero piuttosto ristretto di persone che decide cosa è attendibile e cosa non lo è. Una sorta di egemonia di contenuti travestita da “peer review”.

Umberto Eco

Lo scrittore ha rinunciato a correggere gli errori riportati sulla pagina Wikipedia a lui dedicata: ogni qualvolta ci mette mano gli errori ricompaiono nel giro di pochi minuti. Il compito lo ha lasciato ad alcuni perseveranti amici.

Philip Roth non è attendibile

Lo scrittore americano svela un retroscena bizzarro e imbarazzante: dopo essersi accorto che la pagina dedicata a “La macchina umana“, libro che gli è valso il Pulitzer conteneva un errore, ha deciso di chiedere a Wikipedia di apportare le dovute modifiche che sono state negate poiché la richiesta perveniva da una fonte non attendibile.

Casi leggeri di morte

Secondo Wikipedia Ted Kennedy è venuto a mancare durante l’insediamento di Obama alla Casa Bianca, in realtà è morto qualche mese dopo. Amedeo Minghi è morto il 20 novembre del 2009, anche lui oggi sta benissimo. Stessa sorte è toccata a Miley Cyrus, investita da un pirata della strada nel lontano 2008 e che, nonostante tutto, continua a sfornare dischi orribili.

Wikipedia non è l’enciclopedia di tutti, non è del tutto attendibile, non è libera e, soprattutto, è gestita da clan regionali che decidono chi è attendibile e chi no.

Usarla va bene, ma fidarsi del tutto no. Mancano quei controlli effettuati da esperti che, invece, le enciclopedie tradizionali, riescono ancora a garantire.

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Un pensiero su “Pinocchio nella pancia delle balene: Wikipedia è davvero tanto pedia?

  1. Di Philip Roth ho letto nell’ ordine “L’ animale morente”, “Indignazione” e “Quando lei era buona.” Ogni volta é stata una lettura scorrevole, interessante ma di certo non gradevole, anzi molto straziante.
    Sono sicuro che ci ricascherò e in futuro tornerò a leggere un suo libro (magari proprio quello cui hai fatto riferimento), semplicemente perché scrive troppo bene per ignorarlo, ma non sarà mai uno dei miei autori preferiti.
    Rimanendo in tema di autori strazianti, un altro classico esempio é Joyce Carol Oates. I suoi libri però sono molto meno disperati, e soprattutto in essi si percepisce la volontà (del tutto assente in Roth) di trovare qualcosa di positivo in mezzo a tanto dolore, di vedere la luce in fondo al tunnel.

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