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Abusi “made in Ticino”: basta una bugia per rovinare tre vite

Come avevo anticipato qui occorre mettere in evidenza come a Lugano l’ARP 8 sia capace di prendere decisioni ridicole a fronte del nulla. In questo caso “il nulla” è rappresentato dall’avvocato e mediatrice (!) Manuela Fertile che:

– ha costretto due ragazzi a ritirare dei doni davanti alle autorità ticinesi perché timorosa che il padre avesse inviato loro armi e droga;

– scrive nefandezze nei confronti del padre dei minori sapendo che la madre farà leggere loro la lettera CHE QUI SI ALLEGA, aggravando ancora di più lo status di PAS e mobbing genitoriale in cui i minori versano;

– non ha mai incontrato il padre dei minori, assumendosi così il rischio di scrivere profonde inesattezze ma evitando di assumersene le responsabilità.

La lettera è atroce: accusa il padre di avere aggredito verbalmente i figli. Cosa che l’ARP 8 ha accettato senza riserve anche se il padre è stato in grado di produrre testimonianze dirette. Per Clarissa Torricelli, presidente dell’ARP 8 e per il suo braccio destro, dottoressa D’Ottavio del Priore, la fantasiosa versione di un avvocato (mediatore!!) vale più di una testimonianza.

Nello stesso tempo, non paga e incurante delle responsabilità che dovrebbe assumersi, indica il padre quale motivo delle sofferenze psicologiche dei figli. Ragazzi ai quali la madre (e l’entourage famigliare materno) ha raccontato ogni nefandezza sul padre: arrivando a fare credere loro che il genitore sia ricercato sia dalla mafia (alla quale ha fatto qualche torto) sia dall’Interpol.

Ad aggravare la situazione c’è da segnalare l’ennesimo abuso: si accusa il padre di essere una croce anche per la psiche dei figli sapendo che al genitore è negato anche il sacrosanto diritto di avere informazioni circa lo stato di salute dei minori. Una violazione di qualsiasi norma del diritto, probabilmente anche in Paesi molto meno civili della Svizzera. Una sassaiola fatta contro un uomo a cui è negato ogni diritto di difesa. Come classificare tutto ciò?

Anche questi dettagli sono nelle mani dell’ARP 8, autorità che ancora oggi sostiene non ci siano, da parte della madre, intenzioni di screditare la figura paterna agli occhi dei figli.

E cosa fanno le autorità? Non rispondono. Stanno in silenzio e chiedono al padre di inviare richieste scritte che ignorano, sistematicamente, da 5 anni. (!)

E Norman Gobbi, il ministro da cui dipendono le rovinose ARP, sa tutto e tace.

Un muro di gomma, quello costruito dalle ARP, che va smantellato. Con la collaborazione di tutti.

Invito ancora una volta a continuare: mandatemi le vostre testimonianze. Tutto questo deve cambiare.

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A Lugano c’è un buco in cui spariscono i documenti

Delle ARP luganesi ho già scritto. Ciò che ancora non ho citato è quell’enorme buco che ingoia i documenti importanti. Solo quelli importanti, quelli in base ai quali le autorità ticinesi decidono di impedire ad un genitore di avere rapporti coi figli.

Un padre chiede copia di una perizia psicologica che sarebbe stata effettuata sulla sua persona. Condizionale d’obbligo, perché la perizia non c’è. Eppure l’ARP 8 (in questo caso la dottoressa Daniela D’Ottavio Del Priore) si è basata sulla perizia (che non c’è) per fare patire agonie indicibili a minori e genitore.

Una testimone scrive all’ARP 8 di Lugano narrando fatti di gravità assoluta: in quel caso una ex moglie grida delle assurdità (lesive dei più elementari diritti) all’ex marito, in presenza dei figli. La signora in questione nega tutto, dicendo che un poliziotto ha assistito alla scena e che è pronto a smentire la testimonianza che a Lugano non sono però in grado di esibire. L’aggressione della ex moglie passa quindi inosservata, in virtù della testimonianza inesistente di un poliziotto (!).

E a Lugano stanno a guardare. La domanda (che girerò a giorni tramite la stampa ticinese) all’onorevole Gobbi, a capo del Dipartimento delle Istituzioni a cui fa capo l’ARP 8 è: “non è ora di chiudere quell’enorme buco in cui spariscono i documenti?”

Elena Paltrinieri ammonita dall’Ordine degli Psicologi

Un minimo di giustizia c’è. Elena Paltrinieri è stata ammonita dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL).

Il caso di Linda Greco (vedi qui) del quale si sono interessati anche “Le Iene” e del padre svizzero (vedi qui), hanno in comune Elena Paltrinieri, psicologa di Lissone sul cui operato si è chinato l’OPL, ammonendola ufficialmente limitatamente al secondo dei due casi qui elencati.

In attesa che la Procura si interessi del suo operato, vanno sottolineati alcuni aspetti che ancora non appaiono chiari:

1. nel caso del padre svizzero a cui è negato ogni contatto coi figli (anche telefonico), Elena Paltrinieri ancora non è in grado di dimostrare di avere parlato proprio con la persona che ha posto sotto esame. La perizia è stata fatta al telefono, potrebbe avere parlato con chiunque.

2. la telefonata grazie alla quale la signora è giunta ad una diagnosi, nel testo scritto dall’OPL diventano misteriosamente due

3. un comportamento corretto sarebbe stato quello di scrivere di non potere giungere a considerazioni riguardo al soggetto, poiché non ha avuto modo di vederlo di persona. In tale caso sarebbe toccato alle autorità svizzere prendere le dovute misure. Invece Paltrinieri ha deciso di lanciarsi in una diagnosi, ben sapendo che senza riscontri scientifici questa sarebbe potuta essere profondamente sbagliata. Infatti i diversi test scientifici a cui si è sottoposto il padre non mostrano nessuno squilibrio mentale.

4. i referti medici in mio possesso, firmati dalla Paltrinieri, sono pieni di considerazioni personali che non hanno niente a che vedere con la scienza e con le procedure in uso. Perché c’è chi – in Italia come in Svizzera – li ritiene attendibili?

5. nelle sue tesi difensive davanti all’OPL Paltrinieri dice che “ha accettato, per la prima volta nella sua esperienza professionale, di svolgere un colloquio telefonico”. Alle autorità chiedo espressamente di valutare oggettivamente questa teoria difensiva: un medico che diagnostica una malattia senza i dovuti esami può rifugiarsi dietro all’assenza di precedenti?

6. Paltrinieri sostiene anche di essersi basata sui racconti oggettivi fatti dalla moglie dell’uomo a cui nega di avere rapporti coi figli. Basta il racconto oggettivo di una parte (ovviamente) interessata? Anche su questo le autorità devono chinarsi e accertare il reale svolgimento dei fatti.

Questa vicenda potrebbe approdare nelle aule di tribunale. Qui leggerete tutti gli sviluppi.

Intanto, in Svizzera, tutto tace. Le autorità si nascondono dietro ad un silenzio che evidentemente ritengono sufficiente a difendere una posizione, la loro, indifendibile. Intanto emergono nuovi particolari con strascichi penali, dei quali potete leggere nei prossimi giorni.

ARP 8 (Lugano), le istituzioni e il loro degrado

Quando si parla della Svizzera viene in mente un Paese armonico, di ricchezza, giustizia ed equità. Così non è. Al contrario le istituzioni, la cui esistenza è motivata dall’essere a disposizione dei cittadini, si comportano come giudici in terra al cospetto dei  quali occorre obbedire, inchinandosi, davanti ad ogni sorta di mostruosità.

Un caso emblematico: a tutela dei minori, a Lugano, esistono due istituzioni. Intervengono, tra le altre cose, nel caso in cui genitori divorziandi o divorziati, avessero recriminazioni che in qualche modo possono ledere la tranquillità dei figli. Posizione più che delicata che prevede, per essere degnamente trattata, altrettanta delicatezza. Doti per nulla chiare all’ ARP 8 (Autorità Regionale di Protezione 8) che prima impedisce ad un padre (sulla scorta di perizie fasulle) di avere un rapporto sano coi figli – rapporto che stando al più autorevole esperto di alienazione genitoriale è viziato dall’intervento della madre dei fanciulli – e poi, facendo leva sul fatto che i bambini si sentono emotivamente distanti dal padre, vieta ogni tipo di rapporto, foss’anche telefonico. Ognuno tragga le sue conclusioni.

La decisione – che il padre definisce “ridicola” – è stata presa da Clarissa Torricelli, ex PM capace di nascondere alla difesa prove determinanti a favore delle persone che portava a processo. I giudici hanno avuto modo di criticare aspramente l’operato della stessa e, a quanto si può evincere, per toglierla dalle aule del tribunale, si è deciso di posizionarla altrove (in questo caso all’ARP 8 di Lugano), comunque libera di prendere decisioni che, stando a quanto è stato possibile ricostruire, sono piuttosto discutibili.

Direte voi: ma qualcuno interviene, suvvia… la Svizzera è un Paese equo e libero…

No. Se ne lavano tutti le mani.

Ecco copia della lettera, opportunamente rivisitata affinché i nomi essenziali fossero omessi, che il padre ha inviato all’ARP 8 senza ricevere risposta. I tempi sono stretti, certo. Ma ho in mano copie di lettere inviate dal padre 5 anni fa a cui l’ARP 8 non ha ancora risposto. (Cinque anni, ovvero oltre 1.800 giorni, per NON rispondere a domande e richieste talmente facili che persino le leggi svizzere ritengono legittime).

20131120 – Stato salute bambini