Tag: Daniela D’Ottavio del Priore

Sta morendo e l’ARP se ne frega

Sta morendo e per anni non ha avuto modo di vedere i nipoti. Due anni fa’ è stata sottoposta all’ARP 8 di Pregassona questa faccenda. Come da prassi l’avvocatessa Torricelli e il suo manipolo di fedeli inosservanti delle leggi se ne sono lavati le mani.

Allora è stata interpellata la Camera di Protezione che ha deciso di mantenere il silenzio.

Sono state messe al corrente la Pretura di Lugano e la Procura che hanno deciso di non rispondere.

Velo pietoso va calato sul Dipartimento delle Istituzioni e il DSS. Lo stato attuale di questa vicenda dimostra che Gobbi e Beltraminelli hanno ben altro a cui pensare e che, in virtù della separazione dei poteri, possono avere la coscienza tranquilla.

Il Municipio di Lugano, pure informato, non ha espresso una sola parola. Evidentemente gli ippocastani sono materia assai più stringente.

Un uomo sta morendo e non può vedere i nipoti, perché la madre dei ragazzi “non è obbligata a farlo”, applicando una delle sue innumerevoli leggi “ad personam”. E cosa fanno le istituzioni? Niente. Tacciono.

Pure sottoponendo all’attenzione dell’ARP le sentenze del Tribunale federale e della CEDU che garantiscono ai nonni di avere rapporti con i nipoti, Torricelli & company hanno deciso di tacere, l’unica cosa che gli riesce meglio dell’insultare l’intelligenza delle utenze, facendosi beffe delle norme e applicando un diritto “à la carte”.

Intanto il nonno continua a lottare, sopportando il dolore fisico al quale va sommata l’angoscia del morire senza avere un ultimo contatto con i nipoti. Sopravvive ai profondi momenti di sconforto e continua a sottoporsi a cure mediche che gli danno qualche speranza in più.

La risposta delle autorità arriverà postuma (se mai arriverà) e sarà un insulto alla dignità umana.

Le ARP vanno smantellate e tutte le atrocità che commettono vanno rese pubbliche.

 

 

Il ministro esautorato da se stesso

I cittadini ticinesi scendono in campo e fanno sentire la propria voce quando lo Stato gira la faccia dall’altra parte.

Il 10 aprile scorso è stato presentato il gruppo di lavoro “STOP ARP“, un insieme di cittadini che si propone lo scopo di fare ciò che il Dipartimento delle Istituzioni non vuole fare.

Prima di lasciarvi al video della serata, organizzata dall’Onorevole Orlando Del Don, da Orlando De Maria in collaborazione con Remzi Durmishi, va sottolineato che tra i grandi assenti, oltre ai Presidenti delle ARP, spiccava anche il Ministro Gobbi, lo stesso che ad inizio marzo sosteneva che le polemiche vanno sostituite con il dialogo e che, al momento di scendere tra i comuni mortali e dialogare, è andato altrove. Alle frasi senza senso e alle mezze verità del ministro Gobbi siamo abbastanza abituati, quindi la sua assenza non stupisce affatto. Ci vuole coraggio ad assumersi le proprie responsabilità.

Il Ministro Gobbi va rieletto, portato in tribunale, va messo in condizione di porre fine al dissesto delle Istituzioni e poi va rimosso. Potrebbe essere una lezione di trasparente democrazia.

A Lugano c’è un buco in cui spariscono i documenti

Delle ARP luganesi ho già scritto. Ciò che ancora non ho citato è quell’enorme buco che ingoia i documenti importanti. Solo quelli importanti, quelli in base ai quali le autorità ticinesi decidono di impedire ad un genitore di avere rapporti coi figli.

Un padre chiede copia di una perizia psicologica che sarebbe stata effettuata sulla sua persona. Condizionale d’obbligo, perché la perizia non c’è. Eppure l’ARP 8 (in questo caso la dottoressa Daniela D’Ottavio Del Priore) si è basata sulla perizia (che non c’è) per fare patire agonie indicibili a minori e genitore.

Una testimone scrive all’ARP 8 di Lugano narrando fatti di gravità assoluta: in quel caso una ex moglie grida delle assurdità (lesive dei più elementari diritti) all’ex marito, in presenza dei figli. La signora in questione nega tutto, dicendo che un poliziotto ha assistito alla scena e che è pronto a smentire la testimonianza che a Lugano non sono però in grado di esibire. L’aggressione della ex moglie passa quindi inosservata, in virtù della testimonianza inesistente di un poliziotto (!).

E a Lugano stanno a guardare. La domanda (che girerò a giorni tramite la stampa ticinese) all’onorevole Gobbi, a capo del Dipartimento delle Istituzioni a cui fa capo l’ARP 8 è: “non è ora di chiudere quell’enorme buco in cui spariscono i documenti?”

Così è (fin troppo) facile

Muro di gomma dell’Autorità Regionale di Protezione 8 (ARP), uno degli organi ticinesi preposti, tra le altre cose, ad intervenire laddove – su richiesta di parte – vi siano tensioni nei rapporti tra coniugi divorziandi o ex coniugi.

A capo di ben due delle 18 ARP c’è Clarissa Torricelli, già richiamata all’ordine quando svolgeva il ruolo di Procuratore Pubblico, perché aveva dimenticato di fornire alla difesa delle informazioni di primaria importanza all’interno di un processo. Quando ha scelto di non ricandidarsi al ruolo di pubblica accusatrice la città di Lugano l’ha nominata a capo dell’ARP 8 e l’ARP 3, entrambe piuttosto tristemente note in Ticino a causa delle decisioni prese da chi la presiede e dal suo braccio destro, Daniela D’Ottavio del Priore, già balzata agli onori delle cronache, a sua volta, per avere visto casi di maltrattamenti su minori laddove è stato dimostrato non essercene nemmeno l’ombra.

Che, tra le diatribe tra genitori divorziati, ci sia una parte più scontenta dell’altra è una norma quasi standard, ciò non toglie che le istituzioni dovrebbero assumere posizioni assolutamente trasparenti, fosse solo per non esporsi a critiche che nulla hanno a che fare con gli scopi per i quali esistono. All’ARP 8 di Lugano così non è: una delle parti lese ha chiesto che le fossero comunicati i dati utili affinché, ad una specialista invocata dall’ARP 8, fosse consegnato un ordine di apparizione in tribunale, come persona informata dei fatti. Silenzio. L’ARP 8 si nasconde, non risponde, fa finta che nulla sia accaduto.

Il perché appare incomprensibile, tra i membri dell’ARP 8 e la specialista che dovrebbe comparire in tribunale non ci sono legami tali da mettere in discussione il lavoro svolto da quest’ultima. Oppure no? E se fosse questo il motivo per cui l’ARP 8 non risponde?

A Lugano hanno occhi e orecchie che funzionano male

Questo è un estratto di una telefonata che un padre svizzero ha fatto ai suoi figli il 30 maggio del 2013. Prima di potere parlare con i ragazzi la madre di questi ha voluto esprimere il proprio punto di vista.

E’ un chiaro caso di mobbing che le autorità svizzere hanno fatto di tutto per non vedere. Le “autorità svizzere” hanno un nome. Sono Clarissa Torricelli (celebre in Ticino per avere nascosto prove alla difesa quando era PM) e Daniela D’Ottavio del Priore, dell’ARP 8 di Lugano (leggi qui).

La registrazione è iniziata a telefonata già inoltrata, quando il padre si è stufato di subire gli attacchi irosi e coprolalici dell’ex moglie. Tutto si è svolto davanti ai bambini.

Diversi mesi prima l’ex moglie, sempre davanti ai bambini, per evitare le conseguenze di una telefonata simile, ha inventato di avere un testimone, un poliziotto (!), che però non risulta avere fornito la sua versione dei fatti. Anche in questo caso le autorità svizzere hanno chiuso entrambi gli occhi ed ambedue le orecchie.

Madre: Dici solo bugie

Padre: Quella che dice balle una dietro l’altra sei tu…

Madre: Io protocollo tutte le mie cose io metto tutto nero su bianco. Il tuo avvocato è sparito anche lui

Padre: Il mio avvocato è sparito anche lui?

Madre: Sì ti ha lasciato, ti ha mollato perché ti conosce, lo ha scritto alla Pretura

(NB: è stato il padre – documenti in mio possesso – a fare a meno dell’avvocato, per una serie di motivi che non verranno qui elencati perché del tutto ininfluenti)

Padre: Allora perché tu hai cambiato quattro avvocati?

Madre: Tu sei fuori di testa

Padre: Chi dice che sono fuori di testa?

Madre: Un certificato… Tanto a te dei tuoi figli non te ne frega niente

(La madre dei minori fa riferimento alla perizia Paltrinieri, svolta senza test diagnostici e ritenuta non accettabile dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia, cosa che le autorità svizzere hanno deciso di non considerare, tanto da basare le proprie decisioni sul lavoro svolto dalla psicologa)

Madre: Lo sanno tutti che sei matto, sono convinta la perizia l’hai pagata

(In questo caso la madre fa riferimento alla perizia cui il padre si è sottoposto, basata su diverse sedute presso una psicologa che gli ha somministrato diversi test il cui esito parla di assoluta normalità, ad eccezione di un accentuato stato d’ansia)

Padre: E io sono convinto del contrario, uno a uno palla al centro.

Madre: La verità deve arrivare da me!

(Salto questa parte della trascrizione, assai confusa, perché la donna urla parecchio)

La telefonata continua, il padre riesce finalmente a parlare coi figli ma il colloquio non viene qui trascritto per tutelare i minori. Si dirà solo che in un passaggio il figlio maggiore ritiene che il padre sia ricercato dalla polizia e che abbia pestato i piedi a qualche mafioso. Verità che – parole sue – gli sono state assicurate dalla madre.

(Mentre il padre parlava coi figli la madre, in sottofondo, urlava “fatti curare, tu sei malato in testa”)

Davanti ad una simile situazione le autorità svizzere fanno finta di niente. Diventa sempre più lecito pensare che questo ostruzionismo nasconda in realtà una preoccupante impreparazione di fondo.

L’inciviltà che porta alla moderazione

Il giornalismo è una missione. Come tale va esercitato con coscienza, passione e responsabilità. L’inciviltà di una commentatrice, il cui intervento potrebbe avere strascichi penali, mi costringe – contro il mio volere – a ricorrere alla moderazione degli interventi dei lettori.

Non sarebbe dovuto accadere, è una cosa che vivo come un grosso limite, un limite alla spontaneità, alla legittimità della collaborazione e della discussione civile tra chi scrive e chi legge. Come spesso succede, le colpe di pochi ricadono su tutti. Ed è un grosso peccato.

Ciò non ha però ripercussioni sulle indagini giornalistiche che sto  seguendo: se le autorità ticinesi e la signora Elena Paltrinieri hanno responsabilità, saranno gli organi competenti a stabilirlo. Qui potrete leggerne gli sviluppi.

Per avere risposte dalle autorità ticinesi è necessario muovere la magistratura italiana, oltre a segnalare alla Commissione europea la situazione, affinché vengano accertati eventuali abusi ed eventuali responsabilità. E questa, per il Cantone Ticino, è già una grossa sconfitta: dovere varcare il confine per dare risposte legittime ai cittadini è una situazione che merita più di una riflessione.

Intanto vi invito a continuare ad inviarmi email con le informazioni che ritenete importanti, come già state facendo. Saranno trattate, come sempre, nel pieno rispetto delle norme e della coscienza professionale.

Grazie a chi ha partecipato, a chi sta partecipando e a chi parteciperà. Le cose si possono cambiare.

Elena Paltrinieri ammonita dall’Ordine degli Psicologi

Un minimo di giustizia c’è. Elena Paltrinieri è stata ammonita dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL).

Il caso di Linda Greco (vedi qui) del quale si sono interessati anche “Le Iene” e del padre svizzero (vedi qui), hanno in comune Elena Paltrinieri, psicologa di Lissone sul cui operato si è chinato l’OPL, ammonendola ufficialmente limitatamente al secondo dei due casi qui elencati.

In attesa che la Procura si interessi del suo operato, vanno sottolineati alcuni aspetti che ancora non appaiono chiari:

1. nel caso del padre svizzero a cui è negato ogni contatto coi figli (anche telefonico), Elena Paltrinieri ancora non è in grado di dimostrare di avere parlato proprio con la persona che ha posto sotto esame. La perizia è stata fatta al telefono, potrebbe avere parlato con chiunque.

2. la telefonata grazie alla quale la signora è giunta ad una diagnosi, nel testo scritto dall’OPL diventano misteriosamente due

3. un comportamento corretto sarebbe stato quello di scrivere di non potere giungere a considerazioni riguardo al soggetto, poiché non ha avuto modo di vederlo di persona. In tale caso sarebbe toccato alle autorità svizzere prendere le dovute misure. Invece Paltrinieri ha deciso di lanciarsi in una diagnosi, ben sapendo che senza riscontri scientifici questa sarebbe potuta essere profondamente sbagliata. Infatti i diversi test scientifici a cui si è sottoposto il padre non mostrano nessuno squilibrio mentale.

4. i referti medici in mio possesso, firmati dalla Paltrinieri, sono pieni di considerazioni personali che non hanno niente a che vedere con la scienza e con le procedure in uso. Perché c’è chi – in Italia come in Svizzera – li ritiene attendibili?

5. nelle sue tesi difensive davanti all’OPL Paltrinieri dice che “ha accettato, per la prima volta nella sua esperienza professionale, di svolgere un colloquio telefonico”. Alle autorità chiedo espressamente di valutare oggettivamente questa teoria difensiva: un medico che diagnostica una malattia senza i dovuti esami può rifugiarsi dietro all’assenza di precedenti?

6. Paltrinieri sostiene anche di essersi basata sui racconti oggettivi fatti dalla moglie dell’uomo a cui nega di avere rapporti coi figli. Basta il racconto oggettivo di una parte (ovviamente) interessata? Anche su questo le autorità devono chinarsi e accertare il reale svolgimento dei fatti.

Questa vicenda potrebbe approdare nelle aule di tribunale. Qui leggerete tutti gli sviluppi.

Intanto, in Svizzera, tutto tace. Le autorità si nascondono dietro ad un silenzio che evidentemente ritengono sufficiente a difendere una posizione, la loro, indifendibile. Intanto emergono nuovi particolari con strascichi penali, dei quali potete leggere nei prossimi giorni.

ARP 8 (Lugano), le istituzioni e il loro degrado

Quando si parla della Svizzera viene in mente un Paese armonico, di ricchezza, giustizia ed equità. Così non è. Al contrario le istituzioni, la cui esistenza è motivata dall’essere a disposizione dei cittadini, si comportano come giudici in terra al cospetto dei  quali occorre obbedire, inchinandosi, davanti ad ogni sorta di mostruosità.

Un caso emblematico: a tutela dei minori, a Lugano, esistono due istituzioni. Intervengono, tra le altre cose, nel caso in cui genitori divorziandi o divorziati, avessero recriminazioni che in qualche modo possono ledere la tranquillità dei figli. Posizione più che delicata che prevede, per essere degnamente trattata, altrettanta delicatezza. Doti per nulla chiare all’ ARP 8 (Autorità Regionale di Protezione 8) che prima impedisce ad un padre (sulla scorta di perizie fasulle) di avere un rapporto sano coi figli – rapporto che stando al più autorevole esperto di alienazione genitoriale è viziato dall’intervento della madre dei fanciulli – e poi, facendo leva sul fatto che i bambini si sentono emotivamente distanti dal padre, vieta ogni tipo di rapporto, foss’anche telefonico. Ognuno tragga le sue conclusioni.

La decisione – che il padre definisce “ridicola” – è stata presa da Clarissa Torricelli, ex PM capace di nascondere alla difesa prove determinanti a favore delle persone che portava a processo. I giudici hanno avuto modo di criticare aspramente l’operato della stessa e, a quanto si può evincere, per toglierla dalle aule del tribunale, si è deciso di posizionarla altrove (in questo caso all’ARP 8 di Lugano), comunque libera di prendere decisioni che, stando a quanto è stato possibile ricostruire, sono piuttosto discutibili.

Direte voi: ma qualcuno interviene, suvvia… la Svizzera è un Paese equo e libero…

No. Se ne lavano tutti le mani.

Ecco copia della lettera, opportunamente rivisitata affinché i nomi essenziali fossero omessi, che il padre ha inviato all’ARP 8 senza ricevere risposta. I tempi sono stretti, certo. Ma ho in mano copie di lettere inviate dal padre 5 anni fa a cui l’ARP 8 non ha ancora risposto. (Cinque anni, ovvero oltre 1.800 giorni, per NON rispondere a domande e richieste talmente facili che persino le leggi svizzere ritengono legittime).

20131120 – Stato salute bambini

Lugano – figli orfani di padre vivo

Elena Paltrinieri. Ricordate questo nome. Elena Paltrinieri di Lissone (Monza).

Cosa c’entra una psicologa italiana con un’autorità Svizzera, in questo caso l’Autorità Regionale di Protezione 8 di Lugano? Vale la pena spendere due parole: la Lega dei Ticinesi, movimento politico di destra, continua a criticare l’abbondanza di lavoratori stranieri (soprattutto frontalieri) in Svizzera e, ovviamente, non si può dare torto ad un partito che lotta per contenere la disoccupazione dei residenti.

Ciò che la Lega non sa è che le autorità ricorrono a persone italiane (come in questo caso, nemmeno in Ticino non ci fossero psicologi) e che a capo di tali istituzioni c’è l’onorevole Norman Gobbi, un leghista. Ma torniamo alla signora Elena Paltrinieri.

L’ARP 8 di Lugano ha commissionato una perizia su due minori, affidata alla citata specialista. Il rapporto stilato è una sassaiola contro il padre dei ragazzi, ritenuto malato mentale.

Fino a qui potrebbe non esserci nulla di particolarmente fuori luogo, una storia triste come tante. Eppure…

Eppure una perizia è un test clinico a tutti gli effetti. Come quello del sangue, ad esempio.

Ora immaginate di andare dal vostro medico curante e questo, senza prelevarvi il sangue, lo analizza. Come è possibile? Non è possibile, infatti.

Però la Paltrinieri ci è riuscita, ha diagnosticato al “padre” (più avanti spiegherò perché sono ricorsa alle virgolette) una serie di devianze psicologiche e psichiatriche non curabili senza nessun test. Nessuno. Lo ha fatto al telefono. Se un medico facesse una diagnosi al telefono verrebbe soprannominato “santone” o “guaritore”… una psicologa che fa una perizia al telefono, invece, è una professionista affidabile. Chi lo dice?

Lo dice l’ARP 8 di Lugano che, in base alla perizia fatta al “padre” (più avanti, abbiate pazienza) ha vietato a quest’ultimo di parlare al telefono coi figli, figli che non può vedere da quasi 5 anni.

Beh, direte voi, le autorità ticinesi non possono certo arrivare ovunque, si sono affidate ad una psicologa, mica ad una maga. Due obiezioni: la prima è che la signora Elena Paltrinieri crede di essere brava (lo ha detto lei al padre, questa volta senza virgolette) e quindi è riuscita a fare una diagnosi scientifica usando il telefono e senza somministrate i test che, di fatto, convalidano qualsiasi esame medico.

La seconda: le ARP hanno un membro fisso che deve avere una preparazione psicologica. Anche l’ARP 8 ne ha uno, si chiama Daniela D’Ottavio del Priore. E’ quindi possibile che la D’Ottavio del Priore non sappia che la sua collega italiana ha fornito un lavoro inutilizzabile? Oppure lo sa e ha preferito tacere perché i figli altrui non sono importanti? Non si sa.

Ora arrivo a spiegare le virgolette usate per scrivere “il padre”. Perché la signora Elena Paltrinieri (né la D’Ottavio del Priore) possono provare di avere parlato con il padre dei minori. E come potrebbero? Ecco un altro motivo per il quale una perizia fatta al telefono è tutt’altro che valida.

I due minori non hanno più rapporti con il loro genitore, per via di una perizia fatta al telefono “al padre”.

Incredibile, vero? No. Incredibile ma vero.

Succede a Lugano. Non dimenticate questo nome: Elena Paltrinieri, Lissone (Monza).