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A Lugano hanno occhi e orecchie che funzionano male

Questo è un estratto di una telefonata che un padre svizzero ha fatto ai suoi figli il 30 maggio del 2013. Prima di potere parlare con i ragazzi la madre di questi ha voluto esprimere il proprio punto di vista.

E’ un chiaro caso di mobbing che le autorità svizzere hanno fatto di tutto per non vedere. Le “autorità svizzere” hanno un nome. Sono Clarissa Torricelli (celebre in Ticino per avere nascosto prove alla difesa quando era PM) e Daniela D’Ottavio del Priore, dell’ARP 8 di Lugano (leggi qui).

La registrazione è iniziata a telefonata già inoltrata, quando il padre si è stufato di subire gli attacchi irosi e coprolalici dell’ex moglie. Tutto si è svolto davanti ai bambini.

Diversi mesi prima l’ex moglie, sempre davanti ai bambini, per evitare le conseguenze di una telefonata simile, ha inventato di avere un testimone, un poliziotto (!), che però non risulta avere fornito la sua versione dei fatti. Anche in questo caso le autorità svizzere hanno chiuso entrambi gli occhi ed ambedue le orecchie.

Madre: Dici solo bugie

Padre: Quella che dice balle una dietro l’altra sei tu…

Madre: Io protocollo tutte le mie cose io metto tutto nero su bianco. Il tuo avvocato è sparito anche lui

Padre: Il mio avvocato è sparito anche lui?

Madre: Sì ti ha lasciato, ti ha mollato perché ti conosce, lo ha scritto alla Pretura

(NB: è stato il padre – documenti in mio possesso – a fare a meno dell’avvocato, per una serie di motivi che non verranno qui elencati perché del tutto ininfluenti)

Padre: Allora perché tu hai cambiato quattro avvocati?

Madre: Tu sei fuori di testa

Padre: Chi dice che sono fuori di testa?

Madre: Un certificato… Tanto a te dei tuoi figli non te ne frega niente

(La madre dei minori fa riferimento alla perizia Paltrinieri, svolta senza test diagnostici e ritenuta non accettabile dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia, cosa che le autorità svizzere hanno deciso di non considerare, tanto da basare le proprie decisioni sul lavoro svolto dalla psicologa)

Madre: Lo sanno tutti che sei matto, sono convinta la perizia l’hai pagata

(In questo caso la madre fa riferimento alla perizia cui il padre si è sottoposto, basata su diverse sedute presso una psicologa che gli ha somministrato diversi test il cui esito parla di assoluta normalità, ad eccezione di un accentuato stato d’ansia)

Padre: E io sono convinto del contrario, uno a uno palla al centro.

Madre: La verità deve arrivare da me!

(Salto questa parte della trascrizione, assai confusa, perché la donna urla parecchio)

La telefonata continua, il padre riesce finalmente a parlare coi figli ma il colloquio non viene qui trascritto per tutelare i minori. Si dirà solo che in un passaggio il figlio maggiore ritiene che il padre sia ricercato dalla polizia e che abbia pestato i piedi a qualche mafioso. Verità che – parole sue – gli sono state assicurate dalla madre.

(Mentre il padre parlava coi figli la madre, in sottofondo, urlava “fatti curare, tu sei malato in testa”)

Davanti ad una simile situazione le autorità svizzere fanno finta di niente. Diventa sempre più lecito pensare che questo ostruzionismo nasconda in realtà una preoccupante impreparazione di fondo.

Après la Suisse, la France. Prove generali di primavera europea (?)

Lo scorso 9 febbraio gli svizzeri hanno detto no alla libera circolazione con “l’iniziativa contro l’immigrazione di massa” promossa dall’UDC elvetica e appoggiata nel Cantone Ticino da Lega e Verdi. Il popolo ha espresso ciò che altri Paesi (questa volta membri UE) pensano e ancora non hanno detto. Vero, la votazione è passata per poco meno di 20mila schede favorevoli, è anche vero che non in tutti i Cantoni svizzeri l’emergenza è sentita nello stesso modo. Gli Stati periferici, quelli geograficamente prossimi ai Paesi confinanti avvertono tutta l’emergenza che l’immigrazione porta con sé. In Svizzera il tasso di popolazione straniera è del 23% (1,8milioni di persone) mentre in Italia gli stranieri censiti dall’ISTAT a fine 2012 erano 4,3milioni, in termini percentuali poco più del 7%. Vero che in Italia il numero di stranieri irregolari è certamente più alto di quanto non lo sia in Svizzera ma noi, in Italia, il fenomeno che vivono al di là del confine elvetico lo possiamo solo intuire. Fenomeno che va amplificato e contestualizzato: ad esempio, nel Cantone Ticino, dei 170mila posti di lavoro disponibili 60mila circa sono occupati da frontalieri, coloro che entrano in terra elvetica per lavorare ma vivono in Italia (tecnicamente in un’area compresa nei 30 chilometri dai valici). Vero anche che “stranieri” e “frontalieri” sono due cose diverse, i primi infatti risiedono nel Paese che li ospita ma con la votazione del 9 febbraio gli svizzeri costringono il Consiglio federale (il Governo) a ridisegnare gli accordi UE sulla libera circolazione, cosa che a Berna sono refrattari a fare e che pone in imbarazzo l’esecutivo elvetico vigente, piuttosto filo europeista. Una conseguenza più che probabile, oltre al contingentamento degli stranieri, sarà anche la limitazione del numero dei frontalieri. Ma tutto è ancora da scrivere e quindi aperto a diverse possibilità.

Questo lungo preambolo per introdurre il sondaggio fatto in Francia, raccolto dal portale elvetico “20 minuti” (in francese), laddove il 59% degli intervistati si dice d’accordo con il modello svizzero. Qui entriamo nel mondo delle probabilità: probabilmente anche da noi in Italia i sì sarebbero superiori ai no. Il razzismo non c’entra nulla.

Cosa ci insegna la Svizzera
La prima cosa è l’avere rimesso la chiesa al centro del villaggio. Il popolo elvetico vuole un limite alle circolazioni straniere in patria, sentimento diffuso che il Governo federale o non ha avvertito o ha fatto finta di non volere avvertire. Gli svizzeri hanno comunque ribadito che il Governo deve rappresentare il volere popolare e non perseguire politiche estranee a quelle che i cittadini vogliono. Tutto ciò va ribadito: in Italia una simile “rivoluzione silente, democratica e pacifica” la facciamo solo su Facebook.

Volere che l’assetto politico nazionale protegga la popolazione non ha nulla a che vedere né con la xenofobia né con il razzismo; questo alla Svizzera non può insegnarlo nessuno perché la presenza di stranieri ha contribuito alla sua fortuna economica durante la seconda metà del secolo scorso, ora i tempi sono cambiati e, ancora una volta, con il voto del 9 febbraio il popolo ha voluto salvaguardare quella sovranità elvetica che – stando alle urne – il Governo non ha saputo gestire. Sentimenti quali la sovranità popolare e nazionale noi italiani dobbiamo ancora impararli, siamo un Paese giovane che è stato unito ancora prima che si propagasse il concetto di “unità”.

Oltre a ciò la Svizzera spalanca le porte già aperte del malcontento che circola in Europa. L’UE pretende che gli Stati membri si assoggettino a logiche di più ampio respiro; cosa che sulla carta può essere ragionevole (anche se non sempre) ma che può esigere, appunto, con gli Stati membri nel cui elenco la Confederazione elvetica non è annoverata.

Ha ragione Blocher, ex Consigliere federale, che spiega in modo chiaro e semplice quali possibilità si presentano alla Svizzera.

Il malcontento dilaga un po’ ovunque, vuoi per la morsa dell’Euro, vuoi per il salvataggio delle banche, per un liberalismo economico che crea precarietà e arbitrarietà, oltre ad  una grave forma di analfabetismo politico. La Svizzera è corsa ai ripari, noi no.

Italiani gente di Mauritania

Le coste della Mauritania sono ricchissime di pesce. Ma i mauri neri (gli haratin) non ne mangiano perché hanno paura di diventare muti, appunto, come un pesce. E ciò vale, ovviamente, anche nei periodi di insicurezza alimentare.

Vista da fuori, questa situazione, assume tinte di paradosso. Ma non è colpa del Presidente Moulaye Ould Laghdaf.

Va detto, ancora prima di causare i malumori o gli entusiasmi di chi legge, che su queste sponde Berlusconi risulta simpatico come la rosolia.

L’Italia vista dal di fuori non è diversa da come noi possiamo vedere la Mauritania, perché in quanto a controsensi non siamo da meno.

Graziella Pellegrini, italianissima, grazie al suo lavoro rida’ la vista a centinaia di persone, usando le cellule staminali epiteliali adulte. Non se la fila nessuno. Ogni anno arrivano persone dall’estero, quasi un pellegrinaggio e tutti si affidano alle mani della professoressa e del team del quale fa parte. Fuori dall’Italia è conosciutissima, in Italia no. Anni fa ho avuto modo di intervistarla, mi diceva che un noto quotidiano italiano aveva scritto un articolo su quanto fossero bravi gli inglesi con le staminali, senza sapere che lo sono anche a Modena.

Facebook ha rilevato, lo scorso luglio, Monoidics, azienda che ha creato un software capace di scovare bug in altri software. Zuckerberg ha espresso parole di elogio per il lavoro svolto dalla giovane azienda alla cui vita hanno preso parte due italiani: Cristiano Calcagno e Dino Distefano. I due non hanno lasciato l’Italia per raggiungere Londra, erano già lì. Fa male, vero? In Italia non li ha considerati nessuno tanto è vero che Distefano è stato scartato alle selezioni per un dottorato a Pisa.

Uno tra i treni a levitazione magnetica più avanzati è stato progettato all’Università Dell’Aquila. Lo sanno i governi australiano, russo e persino quello brasiliano. Tutti tranne quello italiano: l’UAQ4, treno capace di toccare i 600 chilometri orari, non verrà neppure propagandato all’Expo 2015 di Milano, al contrario di quanto si pensava di fare.

Mara Branzanti (26 anni!) si è aggiudicata una borsa di studio offerta da Google e il suo lavoro formerà un tassello del sistema GPS Galileo, con il quale l’Europa e l’ESA intendono staccarsi definitivamente dai satelliti ospiti. Lei è ancora in Italia, è una dottoranda, ma è conscia del fatto che il suo futuro sarà all’estero.

Tutto ciò (e molto altro ancora) ci rende agli occhi del mondo nello stesso modo in cui la Mauritania può apparire ai nostri occhi. La politica, il commercio e le relazioni con l’estero non sono per forza minate solo dai nostri politici.

La credibilità dell’Italia all’estero non è minata solo da Berlusconi, dai bunga bunga e dalle “culone inchiavabili”. E’ minata anche dagli italiani.