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Sta morendo e l’ARP se ne frega

Sta morendo e per anni non ha avuto modo di vedere i nipoti. Due anni fa’ è stata sottoposta all’ARP 8 di Pregassona questa faccenda. Come da prassi l’avvocatessa Torricelli e il suo manipolo di fedeli inosservanti delle leggi se ne sono lavati le mani.

Allora è stata interpellata la Camera di Protezione che ha deciso di mantenere il silenzio.

Sono state messe al corrente la Pretura di Lugano e la Procura che hanno deciso di non rispondere.

Velo pietoso va calato sul Dipartimento delle Istituzioni e il DSS. Lo stato attuale di questa vicenda dimostra che Gobbi e Beltraminelli hanno ben altro a cui pensare e che, in virtù della separazione dei poteri, possono avere la coscienza tranquilla.

Il Municipio di Lugano, pure informato, non ha espresso una sola parola. Evidentemente gli ippocastani sono materia assai più stringente.

Un uomo sta morendo e non può vedere i nipoti, perché la madre dei ragazzi “non è obbligata a farlo”, applicando una delle sue innumerevoli leggi “ad personam”. E cosa fanno le istituzioni? Niente. Tacciono.

Pure sottoponendo all’attenzione dell’ARP le sentenze del Tribunale federale e della CEDU che garantiscono ai nonni di avere rapporti con i nipoti, Torricelli & company hanno deciso di tacere, l’unica cosa che gli riesce meglio dell’insultare l’intelligenza delle utenze, facendosi beffe delle norme e applicando un diritto “à la carte”.

Intanto il nonno continua a lottare, sopportando il dolore fisico al quale va sommata l’angoscia del morire senza avere un ultimo contatto con i nipoti. Sopravvive ai profondi momenti di sconforto e continua a sottoporsi a cure mediche che gli danno qualche speranza in più.

La risposta delle autorità arriverà postuma (se mai arriverà) e sarà un insulto alla dignità umana.

Le ARP vanno smantellate e tutte le atrocità che commettono vanno rese pubbliche.

 

 

Le risposte dell’Onorevole Gobbi

Il 12 febbraio sono state inviate all’Onorevole Gobbi, alcune domande circa l’operato delle Autorità Regionali Di Protezione (ARP), quelle che nonostante il Ministro neghi, finiscono con buona periodicità sugli organi di stampa locali a causa di decisioni assurde.

Queste le domande:

Con buona regolarità l’operato delle ARP balza agli onori della cronaca, suscitando incredulità da parte dell’opinione pubblica.

A questa affermazione l’Onorevole decide di non rispondere.

Perché, in Ticino, né le ARP né le Preture si allineano alle direttive date dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, al contrario di come già da tempo avviene in altri Cantoni?

A simili domande, formulate in modo particolarmente generico e non comprovate da una specifica documentazione mi è impossibile rispondere. Anche il riferimento sommario ad altri Cantoni (gradirei sapere quali) non aiutano certamente ad affrontare seriamente la situazione particolare di limitati casi che – a differenza di quanto da lei affermato – non sono balzati agli onori della cronaca, ma sono lo specchio di situazioni umane decadute in conflitti famigliari dove a farne le spese sono i più piccoli. Non dobbiamo poi dimenticare che le autorità regionali di protezione si occupano anche del resto dei casi sottoposti al diritto di protezione e non solo ai diritti di visita di famiglie divorziate.

NDR: Il “Mattino Online”, organo di stampa del Partito dell’Onorevole Gobbi, titolava stridulo che il Giudice del Tribunale di Appello (che faceva capo al Dipartimento diretto da Gobbi) ha dichiarato che in caso di PAS il diritto di visita può essere soppresso. Le direttive CEDU (ratificate dalla Svizzera) prevedono che in caso di PAS e mobbing l’affidamento dei minori vada sovvertito, come infatti deciso dal Tribunale Cantonale di Lucerna con una sentenza pubblicata anche sul sito dell’Associazione Genitori Non Affidatari (AGNA) con la quale il ministro Gobbi dice di collaborare in modo costruttivo da anni. Appare evidente che l’onorevole Gobbi non abbia in mano le redini della situazione e preferisce ridicolizzare domande lecite. Accetto in ogni caso che con queste risposte il Ministro voglia sottintendere (neppure troppo) all’impreparazione di chi le ha formulate. Accetto anche che le risposte non lascino trasparire una maggiore preparazione.

Quanto è tollerabile che un’ARP affidi incarichi di approfondimento ad amici dei propri membri?

Qualora dovesse essere il caso non posso che affermare: è deprecabile. Anche qui, sinora, non sono giunte segnalazioni al Dipartimento, cui – ricordo – non compete la vigilanza sull’operato ma funge spesso da porta d’accesso alla Camera di protezione del Tribunale d’appello cantonale.

NDR: anche in questo caso la risposta è elusiva. Al Dipartimento dell’Onorevole Gobbi è stato segnalato un caso palese, reso ancora più grave dal fatto che, nel giustificare la scelta, il membro dell’ARP ha sostenuto (per iscritto) di non avere avuto trascorsi con il titolare dell’approfondimento. Mandato eseguito male, senza il supporto di test diagnostici, comunque preferito ad un altro approfondimento svolto secondo i dettami della medicina e che ha dato responso del tutto divergente dal primo. 

Come si giustifica che – da quanto mi è stato possibile stabilire – le ARP non applichino i regolamenti (segnatamente LTut e RTut) ad esempio quando il Presidente né il suo supplente partecipano alle udienze o quando non trasmettono alle parti tutti i documenti necessari per opporsi alle decisioni prese (tanti, troppi casi) o, ancora, quando per anni non rispondono ai cittadini o li dileggiano?

Non dispongo di elementi che possano comprovare la veridicità degli esempi da lei riportati in questa domanda. In generale, è pacifico che anche le autorità di protezione devono rispettare le leggi e le procedure. Se commettono errori nell’adozione delle decisioni, vi sono i rimedi giuridici; inoltre soggiacciono alla vigilanza della Camera di protezione per il loro comportamento.

NDR: Ho diverse email inviate da cittadini e curatori all’Onorevole Gobbi in cui si denunciano apertamente casi di questa natura. Ciò nonostante il Ministro non dispone di elementi.

Sono sempre di più i curatori e i tutori che dimostrano insofferenza nei confronti dell’operato delle ARP anche (e non solo) a causa di quelle che dichiarano essere decisioni discutibili. Qualche lamentela è arrivata fino a lei?

Che la situazione attuale non sia ottimale è risaputo: il recente messaggio governativo
n. 7026 del 23 dicembre 2014, a cui ho fatto esplicito riferimento rispondendole alcuni giorni fa, pone proprio l’obiettivo di introdurre un’organizzazione che possa migliorare il funzionamento delle autorità di protezione, la qualità delle loro decisioni e degli interventi. La proposta va nel senso di rafforzare la via giudiziaria ancorando le autorità di protezione alle Preture distrettuali, aumentando le risorse a disposizione; ricordo come ora le ARP siano emanazione dei Comuni ticinesi.

NDR: Il messaggio governativo 7026 – che può essere valutato come un buon lavoro nella direzione giusta – ha più di un’area oscura: a pagina 5 si legge, ad esempio, che “Il delegato del Comune deve avere competenze particolari, che permettano di ritenerlo particolarmente idoneo all’assunzione della funzione di membro dell’autorità di protezione si è rinunciato a fissare requisiti specifici”. Insomma, deve avere dei requisiti di idoneità ma non si sa quali.

Le risulta che membri delle ARP (permanenti, delegati e segretari) siano titolari di dossier, ovvero che svolgano anche funzione di tutore e/o curatore?

Non ho mai ricevuto segnalazioni di questo genere.

Al 30 giugno 2014 le ARP 3 e 8 (entrambe di Lugano) avevano più casi – in proporzione – di altre omonime autorità che servono bacini d’utenza più o meno simili (la 1, la 2, la 6 e la 15).

È lapalissiano che nelle aree fortemente urbanizzate il ricorso alle ARP sia più frequente rispetto ad altre zone, e lo era già in passato. La scelta del Gran Consiglio di “professionalizzare” i Presidenti ARP voleva proprio dar seguito ad aumentare la capacità di evasione dei casi e delle domande pendenti, ma il sistema ha i suoi limiti nell’ingranare ed è per questo che abbiamo proposto al Parlamento di adottare la via giudiziaria dal 2018.

NDR: È lapalissiano che “in proporzione” significhi altro. Il messaggio 7026 evidenzia peraltro come il numero di casi delle citate ARP sia anomalo.

Le risulta che alcune ARP tendano ad escludere curatori e tutori che sollevano obiezioni davanti a decisioni e comportamenti delle ARP stesse ritenuti “illegittimi”?

Ogni tanto, e non l’ho mai nascosto, ho ricevuto delle lamentele riguardo alle modalità “operative” delle  ARP ma quella che mi evidenzia nella sua domanda mi giunge del tutto nuova!

NDR: Il Ministro è in possesso di un documento che attesta come un’ARP abbia sostenuto di dovere rimuovere un tutore a causa delle lamentele della persona “accompagnata” dal tutore stesso. Questa persona scrive invece che si trova molto bene con il tutore e che preferirebbe non cambiare. Il tutore è messo in discussione dall’ARP perché ritenuto “scomodo”, si tratta infatti di un tutore ligio al dovere che pretende lo stesso comportamento dall’ARP.

Infine, perché il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni non ha mosso d’ufficio gli organi competenti per fare chiarezza?

Il Dipartimento è oramai da alcuni anni che ha posto tra le sue priorità l’esame del funzionamento delle ARP e la ricerca di una soluzione organizzativa efficace. A conferma di questa mia affermazione la rinvio ai contenuti del messaggio governativo n. 7026 del 23 dicembre 2014 in materia di protezione del minore e dell’adulto che prevede pure delle proposte legislative per la riorganizzazione del settore.

Inoltre, spesso cittadini trovatisi davanti a malfunzionamenti delle ARP si sono rivolti al Dipartimento e ho sempre prontamente segnalato la situazione alla Camera di protezione, la quale ha comunque espresso pareri molto critici sul funzionamento delle ARP, che ricordo sono oggi emanazione dei Comuni, e che col messaggio governativo più volte citato vogliamo correggere.

NDR: La Camera di protezione, il cui operato è serioso e competente, prevede che venga versata una tassa di accesso che poche persone oggigiorno possono permettersi di versare. Se il ministro segnalasse alla Procura gli atteggiamenti poco trasparenti delle ARP, si potrebbe fare un grande passo avanti. 

Otto giorni. Tanto c’è voluto per avere risposte a domande che sono state definite, dal Ministro stesso, “superficiali”.

E mentre scarica responsabilità e fornisce risposte fumose, ci sono anziani separati dopo 50 anni di vita insieme, figli che non sanno nulla dei genitori e bambini strappati alle famiglie. Perché le ARP permettono qualsiasi bassezza, dall’abuso di ufficio alla volontaria infrazione delle leggi che per primi devono rispettare.

Questo è quanto. Ognuno tragga le proprie considerazioni.

Sono disposta a pubblicare le email a cui faccio ampio riferimento in questo post, attendo l’autorizzazione da parte di chi le ha scritte.

 

A Lugano hanno occhi e orecchie che funzionano male

Questo è un estratto di una telefonata che un padre svizzero ha fatto ai suoi figli il 30 maggio del 2013. Prima di potere parlare con i ragazzi la madre di questi ha voluto esprimere il proprio punto di vista.

E’ un chiaro caso di mobbing che le autorità svizzere hanno fatto di tutto per non vedere. Le “autorità svizzere” hanno un nome. Sono Clarissa Torricelli (celebre in Ticino per avere nascosto prove alla difesa quando era PM) e Daniela D’Ottavio del Priore, dell’ARP 8 di Lugano (leggi qui).

La registrazione è iniziata a telefonata già inoltrata, quando il padre si è stufato di subire gli attacchi irosi e coprolalici dell’ex moglie. Tutto si è svolto davanti ai bambini.

Diversi mesi prima l’ex moglie, sempre davanti ai bambini, per evitare le conseguenze di una telefonata simile, ha inventato di avere un testimone, un poliziotto (!), che però non risulta avere fornito la sua versione dei fatti. Anche in questo caso le autorità svizzere hanno chiuso entrambi gli occhi ed ambedue le orecchie.

Madre: Dici solo bugie

Padre: Quella che dice balle una dietro l’altra sei tu…

Madre: Io protocollo tutte le mie cose io metto tutto nero su bianco. Il tuo avvocato è sparito anche lui

Padre: Il mio avvocato è sparito anche lui?

Madre: Sì ti ha lasciato, ti ha mollato perché ti conosce, lo ha scritto alla Pretura

(NB: è stato il padre – documenti in mio possesso – a fare a meno dell’avvocato, per una serie di motivi che non verranno qui elencati perché del tutto ininfluenti)

Padre: Allora perché tu hai cambiato quattro avvocati?

Madre: Tu sei fuori di testa

Padre: Chi dice che sono fuori di testa?

Madre: Un certificato… Tanto a te dei tuoi figli non te ne frega niente

(La madre dei minori fa riferimento alla perizia Paltrinieri, svolta senza test diagnostici e ritenuta non accettabile dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia, cosa che le autorità svizzere hanno deciso di non considerare, tanto da basare le proprie decisioni sul lavoro svolto dalla psicologa)

Madre: Lo sanno tutti che sei matto, sono convinta la perizia l’hai pagata

(In questo caso la madre fa riferimento alla perizia cui il padre si è sottoposto, basata su diverse sedute presso una psicologa che gli ha somministrato diversi test il cui esito parla di assoluta normalità, ad eccezione di un accentuato stato d’ansia)

Padre: E io sono convinto del contrario, uno a uno palla al centro.

Madre: La verità deve arrivare da me!

(Salto questa parte della trascrizione, assai confusa, perché la donna urla parecchio)

La telefonata continua, il padre riesce finalmente a parlare coi figli ma il colloquio non viene qui trascritto per tutelare i minori. Si dirà solo che in un passaggio il figlio maggiore ritiene che il padre sia ricercato dalla polizia e che abbia pestato i piedi a qualche mafioso. Verità che – parole sue – gli sono state assicurate dalla madre.

(Mentre il padre parlava coi figli la madre, in sottofondo, urlava “fatti curare, tu sei malato in testa”)

Davanti ad una simile situazione le autorità svizzere fanno finta di niente. Diventa sempre più lecito pensare che questo ostruzionismo nasconda in realtà una preoccupante impreparazione di fondo.